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A cento metri cominica il bosco (versione italiana)

 

Giancarlo Schiaffini und Silvia Schiavoni erklären ihr ProjektGiancarlo Schiaffini e Silvia Schiavoni parlano del loro progetto nello studio della RAI

A cento metri  cominica il bosco

Guerra, memoria, natura

Lo studio della RAI si trova in Via Asiago, quartiere Prati, a Roma. Asiago è soprattutto una località in Veneto che è stata rasa al suolo nella prima guerra mondiale. La cosiddetta linea delle dolomiti, attraversava sette comuni, gli abitanti dei quali furono costretti ad allontanarsi. Nella loro nuova “patria”, la pianura padana, gli era stato vietato di esprimersi nella loro lingua madre, un’ idioma derivante dal tedesco. La maggioranza di loro, dopo la guerra, non tornò più a casa e così questa lingua si è quasi persa. Lo scrittore Mario Rigoni Stern, che era nato nel 1921 ad Asiago e che lì vi morì nel 2008, è stato uno dei rari autori che inseriva nelle sue opere letterarie alcune parole o frammenti di questa lingua.

Asiago è uno dei sette comuni nei quali è stato parlato il cimbro, una lingua tradizionale di alto tedesco, una variante del bavarese. Fino al diciottesimo secolo era lingua ufficiale e lingua ecclesiastica. Oggi sono appena 1000 persone che parlano ancora tale lingua.

Nel 2008 Silvia Schiavoni e Giancarlo Schiaffini hanno concepito la Cantata grandiosa e sensibile, in memoria di Asiago, di Rigoni Stern e della Prima Guerra Mondiale. Una fusione tra orchestra (ottoni, violoncello e percussioni), canti, Sprechgesang e video. Uno spettacolo con immagini, come loro stesso lo chiamano.

Palle Odar Spete de Leute Allesamont

Sterben – Sterben – Sterben

Giancarlo Schiaffini dirige l’orchestra Phantabrass, mentre sullo sfondo scorrono delle foto d’archivio, funeste, piene d’angoscia. E’ anche sua la musica che Silvia Schiavone interpreta oggi, cantando e declamando. Trincee e feriti, alpini che marciano attraverso le montagne innevate, lasciando orme nere sulla neve, ritagli di giornali che annunciano l’inizio della guerra, il manifesto futurista, dipinti di Giacomo Balla, Boccioni o Otto Dix, xilografie drammatiche, una carta geografica di Trieste che ricorda l’eterno dramma del Mitteleuropa, a volte intervallate invece d’immagini serene e pacifiche della natura, poi di nuovo treni strapieni, bombe che cadono, madri che salutano piangendo…in breve: la guerra e il desiderio di pace.

“Come madre si serve solo per piangere” lamenta Silvia Schiavoni. Ha adeguato vari testi di Mario Rigoni Stern, Ugo Betti, Gabriele d’Annunzio, Robert Musil, Giovanni Papini per il suo Sprechgesang schönberghiano, intercalato da un Lied di Brecht e da suoni onomatopeici, fino a quando quasi piange e commenta con delle accuse.

Normalmente, per una tale mole d’immagini e suoni, ci sarebbe stato bisogno di almeno tre cantanti sul palcoscenico. Silvia Schiavone, piena di temperamento e con molte sfumature attraversa senza fatica le ottave. E quando la musica di Schiaffini muta improvvisamente in una marcia funebre stile New Orleans, la segue anche in questa circostanza senza alcuna fatica.

Improvvisamente Schiaffini si gira e prende un trombone per accompagnare i soldati morenti sullo sfondo con un lamento commovente. Lotta e morte, speranza e rassegnazione si alternano. “Soldati marciano attraverso la città” e Silvia Schiavone riesce addirittura di marciarci insieme con la sua voce raffinata.

“La casa la rifaremo”

Avevamo la grande fortuna di esserci nello studio di RAI-3, ma la diretta è anche stata trasmessa in streaming.

Viadeoloch Asiago ha assemblato le immagini sullo sfondo. Luca Calabrese, Flavio Davanzo, Alberto Mandarini, Martin Mayes, Lauro Rossi, Sebi Tramontana, Massimo Zanotti e Beppe Caruso ai vari ottoni, Giovanni Maier al violoncello e Luca Colussi alle percussioni.

Il compositore e musicista italiano Giancarlo Schiaffini (nato 1942) dirigeva. E’ anche molto noto come trombonista del modern creative Jazz e della musica Nuova. Già da 40 anni fa parte dell’avanguardia di primo piano della musica contemporanea in Italia. Schiaffini in realtà è un fisico e ha iniziato la sua carriera musicale come autodidatta in un gruppo di Fee Jazz. Nel 1970 ha partecipato ai corsi estivi a Darmstadt e lì si era iscritto per i corsi di Stockhausen e Ligety. Dopodiché ha fondato il gruppo sperimentale di musica da camera Nuove Forme Sonore e il gruppo Romano di Ottone che oltre alla musica contemporanea suonava anche musica rinascimentale. Seguiva un periodo di studio della musica elettronica e nel 1983 si è aggregato alla Nuova Consonanza e ha iniziato con la nuova musica d’improvvisazione. Luciano Berio e Luigi Nono fanno tra l’altro parte del suo repertorio e con loro lavorava anche a stretto contatto. Nel 2000 è stato a Monaco di Baviera Composer in Residente presso il Composers & Improvisers Forum.

 E poi Silvia Schiavoni: nella scena romana è lei la star della musica elettronica contemporanea. La prima volta che l’abbiamo vista, ci ha impressionati con una performance di musica di John Cage in occasione del Romaneuropa Festival. Qui è stata ancora più intensa ed impressionante, grazie alla sua attività di cooperazione al progetto e si avverte la sua partecipazione emotiva alla storia. E’ romana, ha studiato letteratura, è esperta di Shakespeare e traduttrice di lingua inglese. E’ molto attiva nel lavoro del Centro Ricerche Musicali  (CRM) e lavora con tutti i compositori contemporanei qui presenti, come Santoboni o Battistelli.

Con il BIS ha dimostrato che regge il paragone con Ella Fitzgerald, quando ha cantato a pieni polmoni e anche danzato un brano di Gershwin, adattato da Schiaffini “embraceable you”.

Raramente abbiamo visto qualcosa di così sconvolgente ed emozionante. Geniale!!

tradotto da Brigitte Mayer

und hier zur Originalversion in deutscher Sprache

Christa Blenk

phantabrass-mit Schiaffini und Schiavoni

 

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A CENTO METRI COMINCIA IL BOSCO

Giancarlo Schiaffini und Silvia Schiavoni erklären ihr Projekt 
Giancarlo Schiaffini und Silvia Schiavoni sprechen über ihr Projekt im Studio der RAI
 
A CENTO METRI COMINCIA IL BOSCO
Guerra memoria natura

Nach 100 Metern fängt der Wald an –

In der Via Asiago in Prati/Rom steht das RAI Radiostudio. Asiago ist aber vor allem ein Ort im Veneto, der im 1. Weltkrieg dem Boden gleich gemacht wurde. Die sog. Dolomitenfront verlief mitten durch sieben Gemeinden, deren Bewohner ausgesiedelt wurden. In der Po-Ebene, ihrer neuen Heimat, war es ihnen verboten, ihre Muttersprache, eine Art Deutsch, zu sprechen. Die meisten kehrten nach dem Krieg nicht mehr zurück und so verkümmerte diese Sprache. Der Schriftsteller Mario Rigoni Stern, der 1921 in Asiago geboren wurde und 2008 auch dort verstarb, hat als einer der Wenigen in seinen literarischen Werken vereinzelte Wörter oder Fragmente dieser Mundart verarbeitet. Asiago ist eine der sieben Gemeinden in der Zimbrisch, eine traditionelle oberdeutsche Sprache, eine Variante des Bairischen, gesprochen wurde. Noch bis ins 18. Jahrhundert war es Kirchen- und Amtssprache. Heute wird es höchstens noch von 1000 Personen gesprochen.

2008 haben Silvia Schiavoni und Giancarlo Schiaffini im Gedenken an Asiago, Rigoni Stern und den Ersten Weltkrieg, diese grandiose und sensible Anti-Kriegs- Kantate konzipiert. Eine Fusion Orchester für Blechinstrumente, Cello, Percussion, Sing- und Sprechgesang und Video: ein Schauspiel mit Bildern, wie sie es selber nennen.

Palle Odar Spete de Leute Allesamont Sterben – Sterben – Sterben – Sterben

Zu den im Hintergrund vorbeiziehenden unheilvollen Archivaufnahmen dirigiert Giancarlo Schiaffini das Orchester Phantabrass. Es ist auch seine Musik, zu der Silvia Schiavoni heute singt und vorträgt. Schützengräben und Verletzte,  Gebirgsjäger, die durch die verschneiten Berge marschieren und schwarze Spuren im Schnee hinterlassen, Zeitungsausschnitte, die den Krieg ankündigen, das Futuristische Manifest, Bilder von Giacomo Balla, Boccioni oder Otto Dix, dramatische Holzschnitte, eine Landkarte von Triest a das ewige Thema Mitteleuropa erinnernd, manchmal unterbrochen von ruhenden und friedlichen Naturaufnahmen, dann wieder überfüllte Züge, fallende Bomben, winkende oder weinende Mütter: der Krieg und der Wunsch nach Frieden halt. 

Als Mutter taugt man nur noch zum Weinen“ lamentiert Silvia Schiavoni. Sie hat vereinzelte Texte von Mario Rigoni Stern, Ugo Betti, Gabriele D’Annunzio, Robert Musil, Giovanni Papini für ihren schönbergschen Sprechgesang angepasst, abgehöst von einen Brechtschen Lied und lautmalerischen Geräuschen, bis sie fast weint und anklagend kommentiert.

Normalerweise hätten für all das mindestens drei Sängerinnen auf der Bühne stehen müssen. Temperamentvoll und abwechslungsreich durchspringt sie mühelos die Oktaven. Und als die Musik von Schiaffini plötzlich zu einem Trauermarsch in New Orleans wird, folgt sie ihm auch hier mühelos. Unvermittelt dreht er sich um und greift zur Posaune, um die im Hintergrund sterbenden Soldaten mit einem berührenden Lamento zu begleiten. Kampf und Tod, Hoffnung und Resignation lösen sich ab. „Soldaten marschieren durch die Stadt“ und Silvia Schiavoni schafft es sogar, mit ihrer alles könnenden Stimme  mit zu marschieren. 

La casa, la rifaremmo“ (wir bauen das Haus wieder auf).

Wir hatten das große Glück Live im RadioRai3-Studio dabei sein zu können. Es  wurde aber auch über Streamer direkt übertragen.

Videoloch Asiago hat die Bilderwelt im Hintergrund zusammengestellt. Luca Calabrese, Flavio Davanzo, Alberto Mandarini, Martin Mayes, Lauro Rossi, Sebi Tramontana, Massimo Zanotti, Beppo Caruso an den diversen Blechinstrumenten, Giovanni Maier am Cello und Luca Colussi, Percussion.

phantabrass-mit Schiaffini und SchiavoniDer italienische Komponist und Musiker Giancarlo Schiaffini (*1942) stand am Pult. Er ist auch als Posaunist des Modern Kreative Jazz und der Neuen Musik sehr bekannt und gehört schon seit 40 Jahren zur führenden Avantgarde der zeitgenössischen Musik in Italien. Schiaffini ist eigentlich Physiker und begann seine Musikkarriere als Autodidakt in einer Fee Jazz Gruppe. 1970 nahm er an den Darmstädter Ferienkursen teil und belegte dort Kurse bei Stockhausen und Ligety. Danach gründete er die experimentelle Kammermusikgruppe Nuove Forme Sonore und die Gruppe Romano di Ottone, die außer zeitgenössischer Musik auch Renaissance-Musik machten. Ein Studium der elektronischen Musik folgte und 1983 trat er der Nuova Consonanza bei und fing an, sich für Neue Improvisationsmusik zu begeistern. Luciano Berio und Luigi Nono gehören u.a. zu seinem Repertoire und mit ihnen arbeitet er auch eng zusammen. Im Jahre 2000 war er Composer in Residente beim International Composers & Improvisers Forum in München.

Ja und dann Silvia Schiavoni, sie ist der Star in der römischen zeitgenössischen und elektronischen  Musikszene und hat uns zum ersten Mal beim Romaneuropa Festival mit einer Performance zu John Cage Musik beeindruckt. Hier kam sie durch aktive Mitgestaltung am Projekt  noch intensiver und eindrucksvoller rüber und man spürte die persönliche Auseinandersetzung mit der Geschichte.  Sie ist Römerin, hat Literatur studiert, ist Shakespeare-Expertin und Übersetzerin für Englisch. Sie ist sehr in die Arbeit mit dem Centro Ricerche Musicali (CRM) eingebunden und arbeitet mit allen hiesigen zeitgenössischen Komponisten wie Santoboni oder Battistelli zusammen.

Und bei der Zugabe hat sie bewiesen, dass sie sich in eine Reihe mit Ella Fitzgerald stellen darf, als sie ein von Schiaffini bearbeitetes Gershwin-Stück « embraceable you » hin schmetterte und dazu auch noch tanzte.

Wir haben selten etwas so Beeindruckendes und Umwerfenden gesehen und gehört. Genial!

Ninfa  Land_Holz_Land  Winter
Wälder-Interpretationen: Schirin Fatemi, Christa Linossi, Bayerischer Wald (Foto: Jean-Noel Pettit)

Christa Blenk

 

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“An evening for John Cage” – versione italiana

“An evening for John Cage” è stato il titolo di un concerto fuori del comune,nell’ambito del “Romaeuropea Festival 2012”, al Teatro Palladium, il 7 Ottobre 2012.

“An evening for John Cage” - versione italiana dans Musique via-chiesa-5-9-12-Bildobjekte-Holz-Mischtechnik-150x150 artista: Rosa Quint

Domenica pomeriggio, ore 17.00, Garbatella

Non ci saremmo proprio aspettati, che questa serata sarebbe stata molto particolare. Però, già al nostro arrivo siamo stati sorpresi da un’istallazione di palloncini nel Foyer del Teatro Palladium. I due ballerini Paola Campagna e Fabio Ciccalé muovevano i loro palloncini bianchi (che erano legati a delle pagliette per pulire le pentole in modo che rimanessero a terra) muovendosi essi stessi come figure di scacchi, precisi e contemporaneamente quasi volando. I palloncini poco prima delle ore 17.00 sono stati portati con molta cura sul palcoscenico; solo dopo a noi, il pubblico, è stato permesso di entrare in sala. E’ iniziato con il silenzio.
Prima si è sentito solo la voce, poi è entrata sul palcoscenico: la fantastica Silvia Schiavoni. Questa cantante piccola e minuta con la voce travolgente ha iniziato con “A Flower”, un’opera per voce e piano chiuso. Nuovamente silenzio – come John Cage lo chiede spesso al pubblico.
Sono seguite le “Variations I-II-III-IV” per musicisti e danza. I due ballerini hanno liberato, in una stupenda coreografia, dopo un lungo andirivieni, i palloncini dalle pagliette, tagliando piano piano con molta eleganza i fili, i palloncini sono saliti e sono rimasti quasi incollati al soffitto, ma erano comunque liberi.
Il pezzo “Music for amplified Toy Pianos” non arrivava quasi a noi, all’ultima fila, in quanto il pubblico non era all’altezza di rispettare il silenzio e i suoni delicati, quasi impercettibili che i due pianisti hanno saputo produrre, e inizialmente non ho potuto capire, se il continuo scambiarsi di posto, gli schiarimenti di voce e i colpi di tosse, le entrate e uscite dalla sala, avevano a che fare con la rappresentazione. E’ stato spiacevole che tutti i ritardatari venivano fatti entrare anche dopo 30 minuti dall’inizio e cercavano il loro posto, per poi spostarsi di nuovo dopo poco a cercarne un altro.

Si è continuato con un pezzo intrigante per violoncello “59 ½’’ 59 ½’’ – 1,5 ½ e 1:14’’  for a spring player”. Ulrike Brand ci ha affascinati – come – sotto l’influenza dell’opera “Imaginary Landscape N° 4” cercando, senza batter ciglia (molto distaccatamente, senza stress), di sintetizzarsi su una stazione radio fino a che ha trovato un determinata emittente, per poi continuare subito a suonare, in sequenze.
E prima che terminasse il primo tempo con “Double Music” per percussioni, ci ha sorpreso nuovamente una “Improvvisazione per J. C.” per voce, violoncello, percussioni e danza.

John Cage è nato nel 1912 a Los Angeles ed è certamente uno dei compositori più influenti del ventesimo secolo. E’ in assoluto il personaggio chiave del movimento Happening che ha avuto inizio negli anni 50 ed è un trend setter per quanto riguarda l’impiego non convenzionale di strumenti musicali.
Giancarlo Schiaffini ha cercato ieri di riprodurre nel Palladium la famosa serata del 1952, dove John Cage con Robert Rauschenberg, Merce Cunningham e il poeta Charles Olson disorientarono il pubblico: è stata la serata di 4’33 (4 ½ minuti di silenzio) ed è stato motivo di scandalo. Anche noi sentiremo (o non sentiremo) il pezzo più tardi.

Dopo l’intervallo si è continuato con dei pezzi di numeri degli anni 80. “One4” per percussioni e “For6” per percussioni, violoncello, tuba e contrabbasso. Poi, come già detto 4’33. Schiaffini posizionava i due danzatori che si tenevano stretti, immobili, davanti a un bicchiere di vino, a destra del palcoscenico. John Cage era stato ispirato per questa composizione da “White Paintings” di Robert Rauschenberg. Purtroppo non c’è stato il silenzio, il pubblico interrompeva la rappresentazione con schiarimenti di voce e colpi di tosse. Davanti a me un ascoltatore o meglio un non-ascoltatore leggeva i suoi e-mails. Peccato. Poi, di nuovo la meravigliosa Silvia Schiavoni con “She is Asleep” e un ulteriore “Improvvisazione per J. C.” per pianoforte, percussioni e tumba.

Nel frattempo erano quasi le ore 20.00; dove sono rimaste le ultime tre ore?

Dopo un’ulteriore breve pausa, di nuovo Silvia Schiavoni che (di pezzo in pezzo) migliorava sempre di più. Ho riconosciuto nelle sue interpretazioni influenze dall’ebraico, dalla liturgia cattolica ed infine dallo jazz. “The Wonderful Window of eighteen Springs”, “Trio” solo per percussioni.  Poi il “Conductions for J. C. and M. D.” molto particolare. L’ensemble al completo con un video (John Cage e Marcel Duchamps). C’è stato un crescendo frenetico ed eccitante, musica, poesia dal registratore, danza. Purtroppo è finito dopo ”Aria + Fontana Mix” e “Concerto for Piano and Orchestra + Aria + Fontana Mix”.

Gli interpreti erano tutti fantastici e si percepiva, quanto si divertivano. Questo divertimento lo hanno poi anche trasmesso al pubblico. John Tilbury era al pianoforte, Edwin Prévost alle percussioni, Ulrike Brand al Cello, Daniel Studer al contrabbasso e Giancarlo Schiaffini al trombone e alla tuba (è stato anche il regista della serata). C’erano anche i percussionisti del gruppo “Ars Ludi” e Alvise Vidolin per l’elettronica e come tecnico del suono. Bravi!

Ci sono stati molti applausi e in quelle 4 ore abbiamo conosciuto John Cage veramente.

Nessuno come lui ha impiegato la voce, il ballo, la poesia, il silenzio, il rumore, la musica, gli strumenti musicali e i non-strumenti, in modo originale, con sempre nuovi effetti mettendo il pubblico davanti a grossi interrogativi.

John Cage è stato un vero genio, era di origini modeste, gli venivano impartite delle lezioni di pianoforte, tra l’altro anche da sua zia che era cantante e pianista. E’ stato coeditore di un giornalino di scuola in lingua francese, è stato vincitore di una gara di retorica e ha ottenuto il diploma scolastico con il punteggio o voto più alto che sia mai stato raggiunto nella sua scuola. Ha studiato letteratura per due anni e il suo incontro (letterario) con Gertrude Stein l’ha ispirato a diventare poeta. Più tardi è andato in Europa, dove, a Parigi, ha studiato architettura gotica e greca e pianoforte. Nel 1930 ha creato le sue prime composizioni. E’ stato influenzato da Kurt Schwitters, James Joyce, Marcel Duchamp e Hans Arp. Ha preso lezioni da Arnold Schönberg. Nel 1938 ha incontrato Merce Cunningham, suo futuro collaboratore e compagno di vita. Max Ernst e Peggy Guggenheim l’ hanno invitato a New York, dove ha conosciuto Piet Mondrian, André Breton e Marcel Duchamp. E’ diventato celebre nel 1943 con un concerto di percussioni nel MoMA. Alla fine degli anni 40 conobbe anche Piere Boulez. A partire dal 1950 viveva di nuovo a New York dove ha incontrato il pianista David Tudor e il compositore Morton Feldmann. In quel periodo data anche la sua conoscenza con Robert Motherwell, Mark Rothko e Ad Reihardt come pure il commerciante d’arte nuovayorkese Leo Castelli. A intervalli aveva vari incarichi come insegnante nel Black Mountain College. Nel 1963 ha avuto luogo la prima della composizione “Vexations” di Erik Satie – un’opera che comprende 840 ripetizioni e dura più di 18 ore. Nel 1984 – nell’anno di Orwell – ha preso parte a un collegamento Live con Nam June Paik. In tale periodo ha anche conosciuto Joseph Beuys.

E’ morto nel 1992, poco dopo il compimento del suo unico film “One 11”. Un’istallazione di luce e di macchina da presa senza trama, senza suoni. Movimenti quasi malinconici della luce. Contorni sfumati in modo aleatorio.
L’evento è stato una produzione del Goethe-Institut di Roma in occasione del 100esimo anniversario di John Cage.

Christa Blenk

traduzione: Brigitte Mayer

Orient meets Occident – versione italiana

Silvia Schiavoni conduce gli ascoltatori, quasi tutti giovani e giovanissimi, attraverso due ore avvincenti. Da John Cage fino alla poesia armena. Dalla China al Giappone e da Bali all’India attraverso la Turchia e l’Armenia all’ Italia. Estratti da testi di Marco Polo vengono presentati insieme alla musica di John Cage e Giacinto Scelsi. Steve Reich è influenzato dai ritmi giapponesi e il cinese contemporaneo Guo Wenjing addirittura ha scritto un pezzo soltanto per lei e i suoi fantastici accompagnatori agli strumenti (Elegy for soprano and 3 percussions). Ci sono stati dei gong di varie misure, un organo indiano (che era già servito ai Beatles), Break drums e strumenti di chiavi, tubi e molti strumenti a percussione. Antonio Caggiano con la sua truppa – studenti del conservatorio Ars Ludi di Frosinone – sono stati travolgenti. Silvia Schiavoni, straordinaria e meravigliosa, ha interpretato con la stessa perfezione l’uomo che canta il ruolo di una donna nell’opera di Pechino e delle parole Manga giapponesi. Non esistono tante persone che ne sarebbero capaci, lo diceva anche l’organizzatore alla fine della rappresentazione. Ha parlato con grande trasporto del genocidio in Armenia e ha interpretato una canzone molto toccante (che avrebbe potuto essere di qualsiasi epoca), come ha anche riferito della situazione politica in Cina. Tamburi di guerra giapponesi hanno aperto il concerto. Le rappresentazioni musicali sono state intervallate con opere di poeti come Ezra Pound, Marco Polo, Tagore ma soprattutto di Daniel Varujan.

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Un’idea meravigliosa – chiunque ne fosse l’artefice – questo Ciclo Musica Pourparler, il 5 dicembre, alla Sapienza. Alla fine ci rassomigliamo più di quanto si pensi comunemente – almeno quando si tratta di note e parole!

Christa Blenk

traduzione: Brigitte Mayer

Orient meets Occident

Orient meets Occident dans Musique guestbook-015-150x150 Fouad Bellamine

Silvia Schiavoni führt die fast ausschließlich jungen und sehr jungen Zuhörer durch zwei spannende Stunden. Von John Cage bis zur armenischen Poesie. Von China nach  Japan und von Bali nach  Indien über die Türkei und Armenien nach Italien. Auszüge aus Aufzeichnungen von Marco Polo werden ganz einfach mit Musik von John Cage und Giacinto Scelsi zusammengebracht; Steve Reich ist beeinflusst von japanischen Rhythmen und der zeitgenössische Chinese Guo Wenjing hat sogar ein Stück (Elegy for soprano and 3 percussions) nur für Sie und Ihre fantastischen Begleiter an den Instrumenten geschrieben. Es gab verschiedene Gong-Größen, eine indianische Orgel (sie hat auch schon den Beatles gedient), Break drums und Schlüsselinstrumente, Rohre und viel Perkussion. Antonio Caggiano mit seiner Truppe – Studenten vom Konservatorium von Frosinone Ars Ludi – waren einfach umwerfend. Die außergewöhnliche und wunderbare Silvia Schiavoni hat genauso perfekt einen Mann der eine Frauenrolle in der Pekingoper singt vorgetragen wie japanische Manga-Parolen. Es gibt nicht viele, die das können – sagte auch der Organisator am Schluss der Veranstaltung. Sie hat mit großer Betroffenheit  über den Genozid in Armenien gesprochen und ein wunderbar berührendes Lied vorgetragen (das aus allen Zeiten hätte stammen können)  sowie über die politische Situation in China. Japanische Kriegstrommeln haben das Konzert eröffnet. Ein musikalischer Beitrag wurde  abgelöst bzw. begleitet von Werken von Poeten wie Ezra Pound, Marco Polo, Tagore und vor allem von Daniel Varujan.

Eine wunderbare Idee – wer immer sie auch hatte – dieser Ciclo Musica Pourparler am 5. Dezember in der Sapienza. Im Endeffekt sind wir uns dann doch ähnlicher als wir denken – jedenfalls wenn es um Noten und Wörter geht!

Christa Blenk

An evening for John Cage

An evening for John Cage dans Musique rosa-4-150x150 artista: Rosa Quint

“An evening for John Cage” war der Titel eines außergewöhnlichen Konzertes im Rahmen des „Romaeuropa Festival 2012” im Teatro Palladium am 7. Oktober 2012

Sonntag Nachmittag – 17.00 Uhr – Garbatella.

Dass dieser Abend etwas ganz besonderes werden würde, war uns vorher nicht so richtig klar. Allerdings sind wir schon beim Reingehen mit einer Luftballon-Installation im Foyer des Teatro Palladium konfrontiert worden.  Die beiden großartigen Tänzer Paola Campagna und Fabio Ciccalè bewegten ihre weißen Ballons (die an Topfreinigern befestigt waren damit sie auch am Boden blieben) und sich selber wie Schachfiguren, bestimmt und fast fliegend gleichzeitig. Die Luftballons wurden dann – kurz vor 17.00 Uhr – mit großer Sorgfalt auf die Bühne verbracht, anschließend durften wir – das Publikum – dann rein. Es ging mit Stille los! Zuerst hörte man sie nur – dann kam die beeindruckende Silvia Schiavoni auf die Bühne. Die kleine zierliche Sängerin mit einer umwerfenden Stimme begann mit „A flower“ – ein Werk für Stimme und geschlossenes Piano. Wieder Stille – wie das John Cage oft vom Publikum verlangt.

Als nächstes Variations I-II-III-IV – für  Musiker und Tanz. Die beiden Tänzer haben nach langem Hin- und Her unter sehr schöner Choreografie ihre Ballons von den Topfreinigern befreit, in dem sie mit viel Eleganz peu à peu die Schnüre durchtrennten, bis sie zum Schluss alle an der Decke klebten – aber frei waren sie trotzdem. Das Stück „Music for amplified Toy Pianos“ kam bei uns in der letzten Reihe fast nicht an, da das Publikum mit der Stille und den delikaten Tönen, die die beiden Pianisten aus dem Kinderpiano rausholten, überfordert war;  und ob das ständige Platzwechseln, Räuspern, Husten, Raus- und Reingehen mit der Inszenierung zu tun hatte, habe ich nicht rausfinden können. Bedauerlich war, dass alle Zuspätkommer auch noch nach 30 Minuten rein durften und dann rücksichtslos und mit klappernden Schuhen ihren Platz einnahmen, um sich dann kurz drauf gleich wieder einen anderen zu suchen!

Weiter ging es mit einem sehr spannenden Stück für Cello 59 ½ “ – 57 ½ “ – 1,5 ½“ – 1’14’’ for a string player“. Ulrike Brand hat uns fasziniert, wie sie – beeinflusst von dem Wegk „Imaginary Landscape NO. 4“ – ganz stressfrei am Radio drehte bis sie einen bestimmten  Sender gefunden hatte, um dann gleich wieder weiterzuspielen – in Sequenzen. Und bevor es mit „Double Music“ für Perkussion erst mal zuende ging, überraschte uns noch eine „Improvvisazione per J.C.“ für Stimme, Cello, Perkussion und Tanz.

John Cage wurde 1912 in Los Angeles geboren und ist sicher einer der einflussreichsten Komponisten des 20. Jahrhunderts. Er ist absolute Schlüsselfigur der Happeningbewegung die in den 50 Jahren entstand und ein Trendsetter wenn es um den nicht konventionellen  Einsatz von Musikinstrumenten geht.

Giancarlo Schiaffini versuchte gestern im Palladium den berühmten Abend 1952 wieder zu beleben, an dem John Cage mit Robert Rauschenberg, Merce Cunningham und dem Poeten Charles Olson das Publikum verwirrte, es war der Abend der Premiere von 4’33’’ (4 ½ Minuten Stille) und Ursache für einen Skandal. Wir hören (bzw. Nicht-Hören) das Stück später auch noch.

Nach der Pause ging es weiter mit einem seiner Zahlenstücke aus den 80er Jahren. „One4“ für Perkussion und „Four6“ für Perkussion, Cello, Tuba und Kontrabass. Dann – wie gesagt – 4’33’’ – Schiaffini ließ die beiden Tänzer bewegungslos 4 ½ Minuten sich festhaltend vor einem Weinglas rechts auf der Bühne stehen. Angeregt zu dieser Komposition wurde John Cage durch die „White Paintings“ von Robert Rauschenberg. Leider war es aber nicht still, das Räuspern und Husten ging weiter. Vor mir hat ein Zuhörer oder eher Nicht-Zuhörer seine e-mails gelesen! Schade. Im Anschluss kam wieder die wunderbare Silvia Schiavoni mit „She is Asleep“ und eine weitere „Improvvisazione per J.C. für Pianoforte, Perkussion und Tumba.

Mittlerweile war es fast 20.00 Uhr – wo sind denn nur die letzten drei Stunden geblieben?

Nach einer weiteren kurzen Pause erneut Silvia Schiavoni, die immer besser wurde. In ihren Interpretationen habe ich Einflüsse aus dem Hebräischen, aus der katholischen Liturgie und zum Schluss aus dem Jazz wieder gefunden. „The Wonderful Widow of eighteen Springs“, „Trio“ nur für Percussion. Dann was ganz besonderes “Conductions for J.C. and M.D.” Das komplette Ensemble mit einem Video (John Cage und Marcel Duchamp). Es  wurde nun  immer hektischer und aufregender, Musik, Poesie über Kassettenrecorder, Tanz.  Mit „Aria + Fontana Mix“ und Concerto for Piano and Orchestra + Aria + Fontana Mix“ ging es dann leider zu Ende.

Die Interpreten waren allesamt fantastisch und man hat gespürt, wie sehr sie sich amüsierten. Diese Stimmung haben sie auch an das Publikum weiter gegeben. John Tilbury war am Klavier, Edwin Prévost, Perkussion, Ulrike Brand, Cello, dann gab es noch Daniel Studer, Kontrabass und Giancarlo Schiaffini, Posaune und Tuba (er hat auch inszeniert). Die Percussionisten der Gruppe „Ars Ludi“  waren dabei und Alvise Vidolin für die Elektronik und Tonregie. Bravi!

Es gab viel Applaus und wir haben in über 4 Stunden John Cage wirklich kennen gelernt.

Niemand hat wie er, Stimme, Tanz, Poesie, Stille, Lärm, Musik, Instrumente und Nicht-Instrumente auf immer wieder originelle Weise eingesetzt und das Publikum vor große Probleme gestellt.

John Cage war ein echter Überflieger, aus einfachen Verhältnissen stammend bekam er Klavierunterricht u.a. von seiner Tante, die Sängerin und Pianistin war. Er war Mitherausgeber einer französischsprachigen Schülerzeitung, gewann einen Reden-Wettbewerb  und machte den Schulabschluss mit der höchsten Punktezahl , die jemals an seiner Schule erreicht wurde. Er studierte 2 Jahre Literatur und seine Begegnung (literarisch) mit Gertrude Stein animierten ihn dazu, Dichter zu werden. Später ging er nach Europa, wo er in Paris gotische und griechische Architektur studierte sowie Klavier. 1930 entstanden seine ersten Kompositionen. Kurt Schwitters, James Joyce, Marcel Duchamp und Hans Arp beeinflussten ihn. Er bekam Unterricht bei Arnold Schönberg. 1938 traf er Merce Cunningham – seinen späteren Arbeits- und Lebenspartner. Max Ernst und Peggy Guggenheim luden ihn nach New York ein, wo er Piet Mondrian, André Breton und Marcel Duchamp kennen lernte. Bekannt wurde er 1943 mit einem Percussion-Konzert im MoMA. Ende der 40er Jahre lernte er auch Piere Boulez kennen. Ab 1950 lebte er wieder in New York und traf mit dem Pianisten David Tudor  und dem Komponisten Morton Feldman zusammen. Aus dieser  Zeit stammte auch seine Bekanntschaft mit Robert Motherwell, Mark Rothko und Ad Reinhardt sowie dem New Yorker Kunsthändler Leo Castelli.  Zwischendurch hatte er immer wieder mal Lehraufträge am Black Mountain College. 1963 fand die Uraufführung der Komposition „Vexations“ von Erik Satie statt – ein Stück mit 840 Wiederholungen das mehr als 18 Stunden dauert. 1984 – im Orwell-Jahr – nahm er an einer Live Schaltung mit Nam June Paik teil.  In dieser Zeit hat er auch Joseph Beuys kennen gelernt.

Gestorben ist er 1992, kurz nachdem er seinen einzigen Film „One 11“ vollendete. Eine Licht und Kamerainstallation ohne Handlung, ohne Töne. Sie zeigt  John Cages Kompositionsmethodik des Zufalls. Fast wehmütige Bewegungen des Lichts. Konturen, die sich aleatorisch verschieben.

Produziert wurde das Ganze vom Goethe-Institut Rom anlässlich seines 100. Geburtstags.

Christa Blenk

mehr über Silvia Schiavoni in Orient meets Occident


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