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A cento metri cominica il bosco (versione italiana)

 

Giancarlo Schiaffini und Silvia Schiavoni erklären ihr ProjektGiancarlo Schiaffini e Silvia Schiavoni parlano del loro progetto nello studio della RAI

A cento metri  cominica il bosco

Guerra, memoria, natura

Lo studio della RAI si trova in Via Asiago, quartiere Prati, a Roma. Asiago è soprattutto una località in Veneto che è stata rasa al suolo nella prima guerra mondiale. La cosiddetta linea delle dolomiti, attraversava sette comuni, gli abitanti dei quali furono costretti ad allontanarsi. Nella loro nuova “patria”, la pianura padana, gli era stato vietato di esprimersi nella loro lingua madre, un’ idioma derivante dal tedesco. La maggioranza di loro, dopo la guerra, non tornò più a casa e così questa lingua si è quasi persa. Lo scrittore Mario Rigoni Stern, che era nato nel 1921 ad Asiago e che lì vi morì nel 2008, è stato uno dei rari autori che inseriva nelle sue opere letterarie alcune parole o frammenti di questa lingua.

Asiago è uno dei sette comuni nei quali è stato parlato il cimbro, una lingua tradizionale di alto tedesco, una variante del bavarese. Fino al diciottesimo secolo era lingua ufficiale e lingua ecclesiastica. Oggi sono appena 1000 persone che parlano ancora tale lingua.

Nel 2008 Silvia Schiavoni e Giancarlo Schiaffini hanno concepito la Cantata grandiosa e sensibile, in memoria di Asiago, di Rigoni Stern e della Prima Guerra Mondiale. Una fusione tra orchestra (ottoni, violoncello e percussioni), canti, Sprechgesang e video. Uno spettacolo con immagini, come loro stesso lo chiamano.

Palle Odar Spete de Leute Allesamont

Sterben – Sterben – Sterben

Giancarlo Schiaffini dirige l’orchestra Phantabrass, mentre sullo sfondo scorrono delle foto d’archivio, funeste, piene d’angoscia. E’ anche sua la musica che Silvia Schiavone interpreta oggi, cantando e declamando. Trincee e feriti, alpini che marciano attraverso le montagne innevate, lasciando orme nere sulla neve, ritagli di giornali che annunciano l’inizio della guerra, il manifesto futurista, dipinti di Giacomo Balla, Boccioni o Otto Dix, xilografie drammatiche, una carta geografica di Trieste che ricorda l’eterno dramma del Mitteleuropa, a volte intervallate invece d’immagini serene e pacifiche della natura, poi di nuovo treni strapieni, bombe che cadono, madri che salutano piangendo…in breve: la guerra e il desiderio di pace.

“Come madre si serve solo per piangere” lamenta Silvia Schiavoni. Ha adeguato vari testi di Mario Rigoni Stern, Ugo Betti, Gabriele d’Annunzio, Robert Musil, Giovanni Papini per il suo Sprechgesang schönberghiano, intercalato da un Lied di Brecht e da suoni onomatopeici, fino a quando quasi piange e commenta con delle accuse.

Normalmente, per una tale mole d’immagini e suoni, ci sarebbe stato bisogno di almeno tre cantanti sul palcoscenico. Silvia Schiavone, piena di temperamento e con molte sfumature attraversa senza fatica le ottave. E quando la musica di Schiaffini muta improvvisamente in una marcia funebre stile New Orleans, la segue anche in questa circostanza senza alcuna fatica.

Improvvisamente Schiaffini si gira e prende un trombone per accompagnare i soldati morenti sullo sfondo con un lamento commovente. Lotta e morte, speranza e rassegnazione si alternano. “Soldati marciano attraverso la città” e Silvia Schiavone riesce addirittura di marciarci insieme con la sua voce raffinata.

“La casa la rifaremo”

Avevamo la grande fortuna di esserci nello studio di RAI-3, ma la diretta è anche stata trasmessa in streaming.

Viadeoloch Asiago ha assemblato le immagini sullo sfondo. Luca Calabrese, Flavio Davanzo, Alberto Mandarini, Martin Mayes, Lauro Rossi, Sebi Tramontana, Massimo Zanotti e Beppe Caruso ai vari ottoni, Giovanni Maier al violoncello e Luca Colussi alle percussioni.

Il compositore e musicista italiano Giancarlo Schiaffini (nato 1942) dirigeva. E’ anche molto noto come trombonista del modern creative Jazz e della musica Nuova. Già da 40 anni fa parte dell’avanguardia di primo piano della musica contemporanea in Italia. Schiaffini in realtà è un fisico e ha iniziato la sua carriera musicale come autodidatta in un gruppo di Fee Jazz. Nel 1970 ha partecipato ai corsi estivi a Darmstadt e lì si era iscritto per i corsi di Stockhausen e Ligety. Dopodiché ha fondato il gruppo sperimentale di musica da camera Nuove Forme Sonore e il gruppo Romano di Ottone che oltre alla musica contemporanea suonava anche musica rinascimentale. Seguiva un periodo di studio della musica elettronica e nel 1983 si è aggregato alla Nuova Consonanza e ha iniziato con la nuova musica d’improvvisazione. Luciano Berio e Luigi Nono fanno tra l’altro parte del suo repertorio e con loro lavorava anche a stretto contatto. Nel 2000 è stato a Monaco di Baviera Composer in Residente presso il Composers & Improvisers Forum.

 E poi Silvia Schiavoni: nella scena romana è lei la star della musica elettronica contemporanea. La prima volta che l’abbiamo vista, ci ha impressionati con una performance di musica di John Cage in occasione del Romaneuropa Festival. Qui è stata ancora più intensa ed impressionante, grazie alla sua attività di cooperazione al progetto e si avverte la sua partecipazione emotiva alla storia. E’ romana, ha studiato letteratura, è esperta di Shakespeare e traduttrice di lingua inglese. E’ molto attiva nel lavoro del Centro Ricerche Musicali  (CRM) e lavora con tutti i compositori contemporanei qui presenti, come Santoboni o Battistelli.

Con il BIS ha dimostrato che regge il paragone con Ella Fitzgerald, quando ha cantato a pieni polmoni e anche danzato un brano di Gershwin, adattato da Schiaffini “embraceable you”.

Raramente abbiamo visto qualcosa di così sconvolgente ed emozionante. Geniale!!

tradotto da Brigitte Mayer

und hier zur Originalversion in deutscher Sprache

Christa Blenk

phantabrass-mit Schiaffini und Schiavoni

 

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Gisela! Oder: die merk- und denkwürdigen Wege des Glücks

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« Gisela! oder: Die merk- und denkwürdigen Wege des Glücks“

Augenzwinkernder, testamentarischer Abschiedsstreich!

Oper, sagte Henze, ist eine besonders künstliche Kunstform, bei der nichts den Tatsachen entspricht und die Musik für die Glaubwürdigkeit auch der seltamsten und ungewöhnlichsten Seelenzustände geradestehen muss. Sie muss ihre Hörer betören, verzaubern, verschrecken, beschwören, verführen, unterhalten, bei der Hand nehmen und in nächtliche Zaubergärten einlassen oder in gleissendes Tageslicht stoßen (aus Reisebilder und Böhmische Quinten). Dann sagt er weiter: « meine Musik lebt von ihren Widersprüchen, steckt voller Dornengestrüpp, Stacheln und Unannehmlichkeiten. Sie ist giftig wie Schlangenbisse, ihre Umarmungen können gefährlich werden, sich als Betrug Herausstellungen, den Erwartungen nicht entsprechen (das schrieb er 1991). 

Das großartige Teatro Massimo in Palermo hat die Saison 2015 mit Hans Werner Henzes « Gisela! oder: Die merk- und denkwürdigen Wege des Glücks“ eröffnet. Dieses „Musiktheaterstück für Sänger, Mimen, Ballett, kleinen gemischten Chor und Instrumente ist Henzes letztes großes Werk. Er hat es ganz bewusst nicht „Oper“ genannt. Zur Mozarts Zeiten hätte es die Bezeichnung „Singspiel“ bekommen. Ein großes und humorvoll-besinnliches Abschiedsgeschenk. 

Der Vorhang ist noch zu und doch beginnt beim Reingehen schon das Rätseln. Soll das ein weißer Vesuv sein oder eine Art mutiertes Riesenei? Jedenfalls bricht es plötzlich auf und Pulcinella (Gennaro) schießt heraus, um sich  in italienischer Sprache (der Rest des Werkes wurde natürlich in deutscher Sprache aufgeführt) dem Publikum vorzustellen. Dann hebt sich der Vorhang und die Reisegruppe aus Oberhausen kann am Bahnhof in Neapel ankommen. Sie sind gut gelaunt und tragen Sommerkleidung. Der Reiseleiter Gennaro, unser Pulcinella in geklonter, vielfacher Ausfertigung, begrüßt die Gruppe und bietet seine Dienste an. Gisela (man bemerke das Ausrufezeichen im Titel) mit ihren schönen hochhackigen roten Schuhen will dann auch gleich ins Nationalmuseum und Angelikas Kaufmanns Bilder bestaunen. Während der Vulkanologe Hanspeter Schluckebier, bieder, deutsch, ernst, gewissenhaft, mit grüner Jeans und Jackett sich schon auf den Vesuv freut, um ihn, in Humboldt-Manier, gründlich zu erforschen fiebern die restlichen Mitreisenden in Vorfreude dem Trip zur Amalfiküste entgegen. „Nicht weit von hier ist der Parsifal entstanden.  Richard Wagner war glücklich in Ravello“!. Allgemeinplätze werden verkündet und verbreitet und, ähnlich wie bei den Personen der Commedia dell’Arte, vermischen sich Realität mit Fiktion genau so schnell, wie man die schwarze Augenmaske aufsetzen und wieder abnehmen kann. 

Aber zuerst führen uns Henze und Dante zu einer neapolitanischen Prozession und gleich im Anschluss zu einem neapolitanischen Spektakel mit Tanz und Klamauk, eine Parodie à la Laurel und Hardy, bei der nicht nur die roten Kostüme eine Hommage an Strawinkys „Sacré du Printemps“ verkünden. Gisela und Gennaro kommen sich näher und Hanspeter wird eifersüchtig,  symbolisiert  mit gelben Rosenstöcken. Diese Szene ist herrlich und sieht so leicht und spritzig aus wie sie, laut Gennaro/Pulcinella Marcello Nardis schwierig für die Sänger war. Hunderte von diesen, fast personengroßen Rosenstöcken werden vom Pulcinella-Stamm so bewegt, dass sie zuerst den Weg von Gisela ins Glück markieren, dann zwei getrennte Zimmer andeuten, in denen die beiden  sich zur Ruhe legen können, bis die  frisch Verliebten gemeinsam die Blumenmauer einreissen und sich vereinen. Gennaros (wetterbedingte) Bedenken mit Gisela nach Oberhausen zu gehen, wischt sie kurzerhand weg „bei uns regnet es zwar oft, aber jeder hat einen Regenschirm!“  Dem kann er natürlich nichts mehr entgegensetzen. Derweil Hanspeter immer noch an die bevorstehende Hochzeit mit Gisela denkt und die Menü-Vorbereitungen anlaufen, verkündet eine andere Reiseteilnehmerin, dass Gisela und Gennaro abgereist seien. Ist es Traum oder Wirklichkeit! Der erste Akt endet grau in grau und die beiden Liebenden tanzen in grauen Trench gekleidet unter zwei grauen Regenschirmen und von der farbenprächtigen Neapelstimmung bleiben nur noch Giselas rote Schuhe und die Musik!

« Dem heiligen Januarius, durch das Wunder seines Blutes vor Hunger, Krieg, Pest und dem Feuer des Vesuvs gerettet, Neapel, seinem Mitbürger, Patron, Beschützer. » (Spruch im Dom)

Im zweiten Akt wird diese Graustimmung fortgesetzt und weist uns und die Protagonisten den  merk- und denkwürdigen Weg zum Glück und so etwas geht natürlich nur im Traum! Ironische Tutu-Balletteinlagen purzeln durch eine farbige Grimmsche Märchenwelt. Die sieben Zwerge beschützen Schneewittchen vor der bösen mann-artigen Königin, bis dann ein Jäger auftaucht und nacheinander alle bedroht, das Gewehr ständig den Besitzer wechselt und der Traum kurzzeitig zum Alptraum wird, oder sind wir vielleicht doch im Ruhrgebiet? Ein beklemmend-fröhliches Durcheinander, wie es nur in einer Scheinwelt existieren kann inklusive dem erleichterten Erwachen. Dann ist der Traum anscheinend zu Ende (oder auch nicht) und  man legt wieder die hell-fröhlichen Commedia dell’Arte- Gewänder, die ein wenig an Derwische erinnern, an. Oberhausener Regenschirme und Grau verschwinden und „Frei und glücklich“ bewegt sich das deutsch-italienische Paar Hand in Hand auf den feurigen Vesuv zu, der mittlerweile im Hintergrund rumort. „Oh, du schöner Vesuv, du bist Zeuge: Freiheit und Tugend werden immer mit uns sein“. Gennaro scheint aber Neapel dann doch nicht vor dem Ausbruch bewahrt zu haben. Ein Happy End ist es allemal, sonst hätte Henze ja nicht auf die merk- und denkwürdigen Wege zum Glück verwiesen. Emma Dante hat das jedenfalls verstanden. 

michael und Marcello ein sichtlich gerührter Michael Kerstan (er hat zusammen mit Christian Lehnert das Libretto geschrieben)  mit dem « Gennero »-Darsteller  Marcello Nardis bei der Generalprobe (Foto: Claudia Bilotti Augsdörfer)

Während der erste Akt spritzig, schnell und leidenschaftlich ist, wird die Musik im zweiten Akt langsamer, auch ernster und ist nun mehr denn je gespickt mit meisterhaften Referenzen an alle Komponisten, die für Henzes Musik und Leben wichtig waren. Immer wieder Bach-Zitate, unterbrochen von Mozart, Hindemith, Mahler, Strawinsky, ja sogar Wagner und neapolitanischer Volksmusik und natürlich Rückblicke auf sein eigenes so umfangreiches Werk.

In Neapel war er glücklich und noch als 70-jähriger schreibt Henze, wie sehr er die Neapelzeit vermisse. Das Ende ist der Anfang und der Beginn der Suche nach dem Glück. Henze der Romantiker, er hat nach schwerer Krankheit 2006/2007 nochmals 3 wichtige Werke geschrieben – unglaublich!

„Gisela“ ist ein großes zitatenreiches und symbolisches Abschiedsgeschenk aber nicht unbedingt ein Alterswerk, gedacht für junge Musiker und Sänger. Die romantische und sensible Kunststudentin Gisela Geldmaier ist sicher ein Gedanke an Henzes beste Freundin, Ingeborg Bachmann, mit der er lange Jahre in Neapel lebte. Gisela Geldmaier kommt aus Oberhausen, das liegt  um die Ecke seines Geburtsortes und seine Mutter hieß mit Mädchennamen Geldmacher.  Vielleicht war es aber auch eine Hommage an Margot Fonteyn, die Henze verehrte und die er zum ersten Mal in „Giselle“ in den 50er Jahren hat Tanzen sehen. Giselas Verlobter heißt Hanspeter, fast so wie er selber. Hanspeter ist ein gewissenhafter und akkurater Westfale, eher schüchtern im Umgang, wie Henze sein Leben lang unter einem Provinzkomplex (seine Worte) gelitten hat. Gennaro ist der Schutzheilige von Neapel, nur er kann verhindern, dass der Vesuv wieder ausbricht (was er laut Emma Dante dann aber doch tut!). Er ist draufgängerisch, hitzig und wahrscheinlich eher oberflächlich. Die beiden sind so gegensätzlich wie es das grau-schwarze Oberhausen im Vergleich zum stürmischen Vulkanausbruch eines Vesuv nur sein kann.

Henze war in den 50er Jahren selber auf  einer merk- und denkwürdigen Suche nach dem Glück und vor allem auf der Suche nach seiner Musik, nachdem er sich den Dogmen der Darmstädter Ferienkurse nicht unterwerfen wollte. In Deutschland konnte er weder atmen noch seinen späteren  „Henze-Stil“ finden. Er wurde von Stockhausen gemieden und Luigi Nono (Gigi), den er verehrte und respektierte, verließ bei der Premiere zu « Elegy for Young Lovers » das Theater schon vor der Pause (Henze berichtet darüber in seinen « Reisebildern und Böhmische Quinten »).  Schon 1953 kam er auch deshalb  nach Ischia wo er u.a. auf das Paar Wystan Hugh Auden und Chester Kallmann, mit denen er später einige Projekte durchführen würde, traf. 1956 zog er nach Neapel und schrieb fast leidenschaftliche Briefe an die Bachmann, um sie nach Neapel zu holen (wie am 15. April 1957 ein Telegramm „BITTE DICH ZU KOMMEN AUCH NUR FUER WENIGE TAGE = HANS“). Anfang der 60er Jahre ging er schließlich mit seinem langjährigen Partner Fausto nach Rom und ließ sich definitiv in Marino, in den Albaner Bergen, in der Nähe von Nemi, nieder (hier sollte später, 2006,  seine Phädra eine wichtige Rolle bekommen).

Emma Dante hat ihn verstanden und ging sehr frei und kreativ mit dem Libretto um. Sie ist in Palermo geboren und aufgewachsen. Die Mütze von Pulcinella/Gennaro sieht aus wie das Füllhorn im Oratorio di San Lorenzo oder wie ein Teil der Dachdekoration der Kirche des Hl. Giovanni. Alles greift ineinander über und alles ist im allem verbunden.

1950, in Wiesbaden, arbeitete Henze an einem Stück von Moliere « Jack Pudding ». Es kam nie zur Aufführung, erst 1995  holte er es wieder hervor, machte aus dem Pierrot einen Pulcinella, verlegte die Geschichte in die farbige und leidenschaftliche Welt von Neapel und nannte es « Pulcinella alla ricerca della Fortuna per le strade die Napoli » (Pulcinella auf der Suche nach dem Glück in den Straßen von Neapel) - ist die Gisela vielleicht hieraus entstanden? Pulcinella und Schluckebier, allein schon die Namen sprechen von seinen beiden Seelen, der westfälischen und der italienischen. In Neapel war er sehr glücklich und dort lässt er nun sein letztes Werk spielen.

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Das Libretto haben Christian Lehnert und Michael Kerstan geschrieben.  Die außergewöhnliche Akkustik in diesem  Theaters unterstrich nochmals das Können der Sänger und das Publikum  wurde von der Euphorie, die die Protagonisten untereinander hatten, angesteckt. Constantin Trinks hat das Hausorchester und die Solisten wunderbar durch diesen bunten seltsamen Traum geführt. Vanessa Goikoetxea (wir haben sie gesehen und sie war zauberhaft, verträumt und doch entschieden und bewegte sich mit großer Grazie in ihren hochhackigen roten Schuhen) und Arianna Vendittelli sangen Gisela, Lucio Gallo  und Szymon Komasa waren Hanspeter und Gennaro Esposito wurde abwechselnd von Roberto De Biasio (im Bild – auch er war ein verführerischer und charmanter Pulcinello-Reiseleiter) und Marcello Nardis gesungen. Das sind dann auch schon die drei Hauptpersonen, die allerdings so gut wie immer präsent sind (vor allem Gisela und Gennaro). Die originellen Kostüme hat Vanessa Sannino entworfen, die Choreografie Sabino Civilleri und Manuela Lo Sicco. 

„Genau so hätte der Maestro sich seine Gisela gewünscht!“   Diesen Satz gab einer der Librettisten, Michael Kerstan, nach der Generalprobe von sich.

Als gemeinsames Auftragswerk der Ruhrtriennale und der Semperoper Dresden wurde Gisela 2010 kurz hintereinander in unterschiedlichen Versionen aufgeführt. Der damals 84jährige Henze hat für die Dresdner-Version  noch am Tag der Premiere per Email Änderungen geschickt! Typisch für Henze, der im Laufe seines Lebens, sehr oft ein Stück wieder und wieder umgeschrieben hat. 

Das Teatro Massimo in Palermo, das übrigens die drittgrößte Bühne aller europäischen Theater hat und die beste Akkustik aufgrund einer Konstruktion der Bühne, die dem Maul einer griechischen Theatermaske entspricht,  hat sich nun daran gewagt und ist stolz darauf, hat doch der Maestro den Großteil seines Lebens im Süden von Italien verbracht. 

Schade ist nur, dass man diese Version nicht ein wenig auf die Reise schicken kann! Es kommt einer Verschwendung gleich, diese Ideen und Einfälle wieder wegzusperren.

Christa Blenk

Fotos: Christa Blenk

Nachklapp: Am nächsten Morgen hatten wir dann das große Glück und wurden vom Stage Director Ludovico Rajata durch das Theater geführt und konnten beim Abbau von « Gisela » ein wenig – fast bedauernd es nicht nochmals sehen zu können - dabei sein.

abbau giselaHier sieht man noch den Verlobungskuchen (der ja nicht gegessen wurde weil die Verlobung nicht stattgefunden hat) und im Hintergrund die religiösen Prozessionsfiguren, mit denen am Anfang des Singspiels die  ankommenden Ruhrgebietler gleich mit dem religiös-paganen Neapel konfrontiert wurden. Der ganze Zauber dieses Opernhauses sprang hier auf uns über als auf der einen Seite « Gisela » verschwand und im nächsten Raum schon für die nächste Veranstaltung geprobt wurde oder die Tänzer für Orpheus und Euridice von Gluck probten (es wirde Ende Februar aufgeführt). Treppen rauf, Treppen runten kommen wir in den Keller und dann in die Königsloge. Dank an den Stage Direktor Ludovico Rajata, der uns netterweise durch das Theater geführt hat.

 Reisebericht

 

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Ludi multifonici – Klang-Licht-Installation

P1200758 
Finale Ludi Multifonici

 

Vom Frühbarock zur elektronischen Musik

Laura Bianchini und Michelangelo Lupone haben zum Jahresbeginn die Trajansmärkte mit einer Licht-Klang-Installation in ein anderes Licht gerückt. Schauplatz sind die Trajansmärkte in der römischen Altstadt. Gespielt wurden jeweils kurze Stück von  Komponisten, die in Rom gelebt haben, angefangen vom römischen Frühbarock über Corelli, Händel, Mozart, Mendelssohn-Bartholdy, Berlioz, Puccini, Debussy bis zur elektronischen Musik von Bianchini und Lupone. Die Überleitung von einem Stück zum anderen wurde mit ein paar Takten elektronischer Musik von den beiden italienischen Komponisten Lupone und Bianchini angedeutet. Wobei die elektronischen Sequenzen immer länger wurden bis es keine Unterbrechung mit der Klassik mehr gab.  Die letzten Minuten tanzten dann, bewegt von den elektronischen Tönen, die Noten in verschiedenen Farben über die die Vorderfront der Trajans-Märkte, bis sie sich im Turm der dahinter liegenden Kirche sammelten und dann – direkt neben dem Vollmond, der passender Weise pünktlich erschien – als Licht-Klang-Feuerwerk in den Himmel stiegen. Aus! Dieses letzte und prächtigste Kaiserforum, das der damalige Stararchitekt Apollodor von Damaskus 107 n.C. erbaute, bekam durch die abwechselnden Lichtprojektionen eine neue, interessante Dimension und Tiefenperspektive. Es wirkte noch größer und beeindruckender. Ein ästhetisch und akustisch beeindruckendes  Erlebnis. Die klare kalte Nacht war ein perfekter Begleiter für dieses „astrale“ Kunstwerk, das man von den Fori Imperiali oder von der Via Alessandrina aus perfekt und in aller Ruhe nachverfolgen konnte. Sehr interessant die Erfahrung, wie sehr die elektronische-zeitgenössische Musik  ein Kind der Barockmusik ist. Manchmal brauchte man ein paar Sekunden um zu merken, dass der Musikstil sich geändert hatte und dann ging es auch schon wieder mit einer Puccini-Arie weiter. Im Rahmen der „Feste de Roma“ haben die beiden zeitgenössischen Komponisten Laura Bianchini und Michelangelo Lupone dieses Happening konzipiert und ausgearbeitet, organisiert und realisiert mit  Holophonen wurde es durch das CRM (Centro Ricerche Musicali) in Zusammenarbeit mit Roma Capitale. Die Künstlerin Sivia Lanzalone hat  das Licht-Design entworfen. Projektassistenz unterlag Emanuela Mentuccia. Heute Abend, 6.1. wird es zum letzten Mal ab 19 Uhr (und dann jede Stunde bis 23 Uhr) stattfinden. Also nichts wie hin!

Christa Blenk

P1200754

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Oasis


        

 

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Klinghoffers Tod

TYR3 Gerardo Aparicio (Das Wörterbuch des Tyrannen)

The death of Klinghoffer ist John Adams (*1947) zweite Oper. Wie auch schon bei seinem ersten Werk « Nixon in China » hat er hier wieder ein aktuelles (politisches) Thema aufgegriffen.

Das eher poetische Libretto von Alice Goodman lässt an das Alte Testament oder an den Koran denken – Goodman kannte beides. Hin und wieder wird es romantisch und erscheint etwas weltfremd. Adams und sie wollten aber eben keine Position einnehmen und nur eine Begebenheit dokumentieren. „Die Träume und Sorgen nicht nur der Israelis, sondern auch des palästinensischen Volkes werden in dem Werk gewürdigt, das in keiner Weise Gewalt, Terrorismus oder Antisemitismus akzeptiert oder fördert.“  (Adams in einem Interview)

John Adams lässt in seinem Werk beide Seiten zu Wort kommen, er teilt die Zeit, in der sich die beiden Lager präsentieren und rechtfertigen, gerecht auf. Die Choreinlagen der je exilierten Palästinenser und Juden sind gleich lang. Der Zuhörer spürt das, ohne die Zeit zu stoppen. Aufgebaut ist das ganze als große Kantate im Erzählmodus. Manchmal sind es Interviews, die der Kapitän oder Passagiere nach der Rettung der Presse geben dann wieder persönliche Schicksale, Ermahnungen, gute Ratschläge oder Angstdemonstrationen. Adams selber hat an die Passionen von Bach gedacht.

Erzählt wird eine wahre Begebenheit. 1985 übernahmen palästinensische Terroristen das italienische Kreuzfahrtschiff Achille Lauro. Der amerikanische querschnittgelähmte Jude Leon Klinghoffer wird von ihnen getötet und samt Rollstuhl ins Meer geworfen. Nach langen Verhandlungen lassen die Terroristen unter der Bedingung, dass sie ebenfalls frei gelassen werden, die Geiseln gehen.

Als Zuschauer wird man permanent hin- und hergerissen zwischen Sympathien und Antipathien allen (Palästinenser, Juden, Kapitän, Passagiere) Parteien gegenüber.

Seit der Welturaufführung 1991 in Brüssel gab es bis jetzt bei jeder Aufführung Demonstrationen der Jewish Information League. Seit der Erstaufführung in den 90er Jahren wurde die Oper in den USA über 20 Jahre nicht mehr aufgeführt. 2003 entstand die Version, die wir gehört haben, für das Fernsehen. Letztes Jahr stand es auf dem Programm der Met. Die geplante  Kinoübertragung aus der Metropolitan Oper New York hingegen wurde wieder annulliert.

Beach

Zum Werk: Es beginnt mit einem Film über die Vertreibung der Palästinenser 1948 durch die aus dem zerstören Westen ankommenden Juden. Ein kleines Mädchen wird von ihrem Onkel gerade noch gerettet, später erfahren wir, dass sie die Mutter einer der Terroristen sein wird. Dann schwenkt die Kamera und wir machen einen Zeitsprung nach 1985, als die glücklichen und vor Vorfreunde strahlenden Passagiere das Schiff Achille Lauro in Genua besteigen. Unter ihnen auch der Mann (wir erkennen ihn an den Striemen auf dem Rücken, die ihm offensichtlich die Nazis zugefügt hatten), der von dem kleinen palästinensischen Mädchen gebissen wurde, bevor der Onkel sie in Sicherheit brachte. Er trägt eine Kippa und ist in Begleitung seiner Frau, sie auf der Todesliste die nächste gewesen wäre, hätte der Kapitän es nicht geschafft, die Terroristen zu überreden, niemanden mehr zu töten.

Der  Prolog besteht aus zwei Chören der jeweils exilierten Palästinenser und Juden, die von der Vertreibung erzählen. Griechisches Theater pur. Im ersten Bild des ersten Aktes lässt Adams zuerst den Kapitän zu Wort kommen. Später sieht man, wie die meisten der Passagiere in Alessandria an Land gehen. Die Geschichte wird von den an Bord Verbliebenen erzählt, während die Musik jede Stimmung begleitet und sehr aufgeregt wird, als der Erste Offizier zu Wort kommt. Anschließend meldet sich der erste Terrorist Molqi zu Wort und eine Schweizerin erzählt, warum sie mit ihrem Enkel an Bord geblieben war. Mamoud besingt seine Bereitschaft zu sterben und der Kapitän bestellt Sandwiches.

cesar Borja Cesar Borja (Hommage à Sir Francis Richard Burton)

Im zweiten Bild des ersten Aktes schließen der Kapitän und der jüngste und sensibelste Entführer fast so etwas wie Freundschaft und erzählen sich aus ihrem Leben. Die Terroristen werben für ihre Tat und bestätigen immer wieder, dass sie gute Menschen seien. Mamoud erzählt von seiner ersten Spielzeugpistole. Plötzlich mischt sich eine andere Passagierin, die sich im Bad eingeschlossen hatte, ein und spricht von ihrer Angst und von der Schokolade aus Griechenland, die sie sich nun einteilen müsse. Der erste Akt endet mit dem Nachtchor. Klinghoffer ist bis jetzt noch nicht so richtig in Erscheinung getreten, obwohl die Oper seinen Namen trägt.

Das erste Bild im zweiten Akt beginnt mit den Fernsehnachrichten. Ein Sprecher berichtet über die Tat und erzählt dann etwas ironisch die Geschichte aus dem Alten Testament von Abraham, Sara und Hagar und den Kindern Ismael und  Isaak. Mittlerweile ich die Achille Lauro an der syrischen Küste angekommen und wartet auf Erlaubnis, einlaufen zu dürfen. Das Ultimatum läuft. Und während die Entführer im ersten Akt noch eher umgänglich waren, drohen sie nun, alle zu töten. Die Kidnapper sind sich nicht mehr einig, wie weit sie gehen wollen. Nun übernimmt Klinghoffer die Hauptrolle. Er verbleibt allein im unteren Deck, wird erniedrigt und bedroht, tröstet aber noch seine Frau, die kurz zu ihm darf: „Ich hätte einen Hut aufsetzten sollen“ singt er zweimal leicht verzweifelt und vom Thema ablenkend! Seine Frau muss gehen. Zwischendurch wieder ein Interview mit einer jüngeren Passagierin, das ein Stockholm Syndrom andeutet, wenn sie vom gutaussehenden Omar spricht. Dann sehen wir, wie er, Omar – zuhause in Palästina -, mit seinen Freunden seine Freundin steinigt und ihr dann Säure ins Gesicht schüttet, weil sie es wagte, ohne Kopfbedeckung aus dem Haus zu gehen. Ein klagender Frauenchor begleitet diese Szene. Im zweiten Bild singt schließlich Mrs. Klinghoffer von ihrer Krankheit während ihr Mann erschossen und ins Meer geworfen wird, ohne dass die anderen Passagiere oder seine Frau etwas davon erfahren. Im Film wird diese Szene sehr dramatisch ausgeführt, er fällt ganz langsam – wie bei einem Video von Bruce Naumann – ins Wasser und der Rollstuhl hinterher. Der Tagchor löst diese Szene ab. Im 3. Bild muss der Kapitän Frau Klinghoffer über den Tod ihres Mannes informieren, worauf sie mit Verachtung und Zorn ihm gegenüber reagiert und dem Bedauern, dass nicht sie getötet worden sei.

Klinghoffers Töchter distanzieren sich auf das Heftigste von dem Werk.

Musikalisch ist es – wie immer bei Adams – ein sehr hörbares Stück, keine zeitgenössischen Experimente, aber viel Dramatik in der Musik und in den Choreinlagen.

Ursprünglich gedacht und arrangiert als Theaterstück von Peter Sellars, der fast permanent mit John Adams arbeitet. Penny Woolcock überarbeitete die Filmfassung. Die Rückblenden der Protagonisten und die Live-Aufnahmen am Mittelmeer geben dem Ganzen eine dokumentenhaften Realität. John Adams selber dirigierte das London Symphony Orchestra. Sie Sänger waren sehr gut ausgesucht, zumal sie ja auch schauspielern mussten. Sanford Sylvan singt Klinghoffer, Christopher Maltman ein sehr überzeugender Kapitän. Yvonne Howard ist Marilyn Klinghoffer. Tom Randle, Kamel Boutros, Leigh Melrose und Emil Marwa singen Molqi, Mamoud, Rambo und Omar. Sehr berührend und  gelungen!

Christa Blenk

vulkan4 Feuerrutsche auf Stromboli

 

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Riccardo Santoboni: Rosso – Giallo- Verde – Blu

P1140612 Il Ri-Tratto di Antonio

Strumento musicale = forma = colore

Oppure:

Un violoncello è una Porta ed è rosso

Il compositore Riccardo Santoboni (nato nel 1964) ha tradotto in musica lo studio dei colori e delle forme di Antonio Passa Il Ri-tratto di Antonio. Un’avventura auditiva e anche visuale affascinante per tutti: pittori – musicisti- pubblico. In occasione del vernissage nella Galerie Hybrida c’è stata la prima assoluta dell’opera, eseguita dal Nabla Ensemble. L’artista Passa ha utilizzato per il suo opus quattro colori (Rosso, giallo, verde, blu). Il suo Ri-tratto consiste in sessanta quadrati di colore; in seguito li ha trasformati in quattro forme (geometriche): Porta, T, Scala, Dolmen.

Risonanza della percezione emozionale oppure percezione dell’analogia. Santoboni ha abbinato ad ogni strumento un’immagine, che viene rappresentata attraverso i timbri. Lo strumento che porta la melodia domina per due minuti e mezzo e viene accompagnato da strumenti ritmici e di supporto. Spettri di luce e dinamica dei timbri portano il tono di colore e la forma in primo piano e cercano di rendere giustizia allo spessore e alle nuances di colore dell’opera d’arte, fino a  raggiungere lo stato d’equilibrio della rispettiva struttura. La moltitudine dei colori impegnati si riflette nella moltitudine dei timbri e negli spettri di luce e dell’acustica. Il linguaggio musicale è molto chiaro e comprensibile e si estende dal barocco francese fino al ventesimo secolo.

E’ così si vede l’intreccio di colori, forme e strumenti:

Violoncello = Rosso = Porta

Violino = Giallo = T

Oboe = Verde = Scala

Clarinetto di contrabasso = Blu = Dolmen

 

Porta – T – Scala – Dolmen

Rosso: Santoboni ha assegnato tale colore al violoncello scuro e nostalgico. E’ lo strumento principale e descrive la PORTA di Passa. La stessa contiene i quadrati e le linee nei colori rossi e rosa. Ne fa parte anche la sintesi – l’immagine rossa numero 60, qui è il protagonista principale a rappresentare anche la nota più bassa di questo spettro di luce che viene abbinata  alla tessitura del violoncello. La nota insinua misteriosamente la rottura e il rinnovamento e ci prepara a ciò che arriva.  Il violoncello, con lunghe arcate, rimane costantemente sullo sfondo, interrotto solo da piccoli tocchi di colore del violino. Un omaggio a Blaubarts Burg (il castello di barbablu).

Giallo: Questo colore è abbinato al violino, che dovrebbe costruire con i suoni un tempio greco. Antonio Passa lo chiama “la pianta in forma di T di un edificio greco”. Qui ci sono diagonali gialle. Il violino allegro genera spettri acustici stridenti e penetranti e può brillare nei suoni più alti, simboleggiando la stabilità e la balance, facendo delle capriole, gira vorticosamente, chiaro e dinamico, balla alla maniera del barocco francese attraverso il “T” cosicché gli altri strumenti impediscono che possa scappare attraverso l’unica apertura fuori, verso l’esterno. Alla fine tutti s’inchinano di buon umore davanti al re sole.

Verde: L’oboe intenso e penetrante è lo strumento principale per l’immagine SCALA. Timidamente monta la scala musicale cromatica, si raccoglie e fa dei capitomboli morbidi e agili per tutta la scala musicale. Passa ha previsto per la scala soltanto le tonalità verdi del mediterraneo, di percezione così sensibile per l’occhio umano. La mentalità e la vegetazione delle oasi del mediterraneo orientale sono le caratteristiche che risaltano, con tutti i loro suoni monotoni e tranquillizzanti e con le loro strutture ripetitive.

Blu: Freddo, siderale e rigido, inizia l’ultimo, il quarto round e il raro clarinetto da contrabbasso per appena tre minuti è l’eroe della scena e descrive il DOLMEN immobile e rassicurante. La musica giunge da molto lontano. Da quasi 3000 anni il Dolmen misterioso sta a Carnac o a Stonehenge. Suoni blu e violetti e le diagonali e le marcature dei colori rispettivi lo rappresentano. L’equilibrio ambito attraverso le fasi: rosso, giallo, verde e blu è raggiunto e il pezzo oscilla per raggiungere lo stato armonico. Il blu è il frammento più prominente (lo dice anche Santoboni) e sorregge l’intera costruzione. L’intervento degli strumenti che accompagnano è minimo, ed è costruito con rigore per sostenere e sottolineare i suoni profondi del clarinetto e del violoncello scuro con i loro rimbombi monotoni.

Le quattro composizioni sono molto diverse fra loro, con molte sfaccettature come lo sono i quattro colori che sono qui centrali. Ogni composizione ha una sua filosofia musicale e una sua costruzione alternativa che unendosi alla fine formano un’opera globale di dieci minuti, la cui purezza viene disturbata soltanto da piccole pause.

Riccardo Santoboni è un esperto di musica elettronica e musica per computer. Dedica la sua vita alla ricerca musicale (Human Computer Interaction). A Roma coopera ogni tanto con l’Accademia Musicale di Santa Cecilia ed è regolarmente ospite presso l’Accademia Musicale Chigiana. E’ professore di Armonia, Contrappunto, Fuga e Composizione presso i conservatori di Bari e Pescara. Inoltre insegna acustica e psico-acustica presso l’Università Tor Vergata a Roma. Nell’anno 2000 ha fondato il Nabla Ensemble, che è specializzato principalmente in musica contemporanea. Dal 2010 è professore di musica per computer al conservatorio di musica a Roma di Santa Cecilia. Possiede numerosi diplomi, tra l’altro in elettronica, direzione d’orchestra, direzione di coro e scienza del suono come pure un master come ingegnere del suono. Era sul podio tra l’altro a Roma, Napoli, New York con le orchestre di Napoli e Pescara. Lo scienziato di musica ha partecipato a numerosi concorsi e ha vinto vari premi.

ex_passa  Il Ri-Tratto di Antonio

Christa Blenk

testo originale = tedesco (tradotto da Brigitte Meyer)

 

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Impressionen Highlights 2014

Musik-Theater-Kunst-Highlights in Rom und anderswo - 2014

 

Isadora DuncanmercierPoseidon-TempelsalzP1140617Andante 2008- Óleo-lienzo 40×47 cm.bigbamboo3cellist-palazzo farneseTrabi goes MarcellomonduebervillaadrianathermepicknickKlagemauer

Cristina Crespo hat sich die tanzenden Musen vorgenommen, die Ausstellung dazu wird Anfang April in der Casa della Civetta stattfinden, während JN gleich selber die  zeitgenössische Topf-Symphonie dirigiert und dabei eine wirklich « bella figura » macht. In Paestum wird im Sommer 2015 zum ersten Mal ein Musik-Festival stattfinden (mehr wird noch nicht verraten). Ein Aufenthalt im bretonischen Salzland war genauso interessant wie der Besuch im Studio von Antonio Passa. Während « Andante » ihren Kopf nach unten steckt (oder in den Sand) steht der Big Bamboo immer noch und lädt ein, die Höhen zu erklimmen. Der italienische Cellist spielte die Bach Suite, die Rostropovic vor 25 Jahren an der Mauer spielte und der Trabi fuhr direkt durch das Teatro Marcello. In der Villa Adriana konnten wir unter unglaublichem Vollmond und vor alten Mauern das NDT mit erleben. Die Mauer der durch häusliche Gewalt getöteten Frauen steht auch noch, obwohl sie ihre Reinheit durch unschöne Schmierereien verloren hat. JN hat für eines seiner Fotos von der Mauer sogar einen Preis beim Goethe Institut Wettbewerb « Helden wie wir » gewonnen ……..

aber sehen Sie selber!

P1130230 2014 habe ich mich intensiver mit dem #neuen Rom beschäftigt und dazu EUR einen Besuch abgestattet. Im Laufe der ersten Monate 2014 ist daraus dann ein langer Artikel über die #zeitgenössische Architekturin Rom geworden, was mich später zu einer Serie Rom-Spaziergänge und im einzelnen über #Bernini, #Borromini und die #Renaissance in Rom animiert hat. Weitere werden folgen. Die meisten Bernini Skulpturen in Rom stehen in der Galleria Borghese und diese hatte ihnen für eine Zeitlang #Giacometti gegenüber gestellt. 2014 bekam Rom außerdem zwei neue #Stolpersteine .

GG_nb_06 Das Wagner- Jahr ging zwar 2013 zu Ende; die Oper Regensburg hat aber trotzdem oder deswegen im Januar 2014 eine sehr spektakuläre und witzige #Aufführung der Feen inszeniert. Mit Feen und Waldgeistern hatte sich 2013 auch #June Papineau befasst. Im Frühjahr 2014 zivilisierte sie ihre Laubfrauen und Moorgeister und brachte den #Great Goyesque nach Lausanne in eine Galerie. #Jean-Noel Pettit ha fait une traduction de cet article.

ex_passa Eine Entdeckung 2014 war der italienische Künstler  #Antonio Passa. Sein Ri-tratto di Antonio wurde von #Riccardo Santoboni vertont und daraus entstand eine Art mathematisch-malerische Symphonie, die er bei der Aufführung der Vernissage auch mit vier Musikern aufführte. Überhaupt gab es in diesem zu Ende gehenden Jahr viele Konzerte und Veranstaltungen, die sich mit zeitgenössischer oder elektronischer Musik auseinandersetzten, wie z.B. das #Controtempo Festival in der Villa Medici. Auch die Veranstaltungen des #CRM (Centro Ricerche Musicali) waren immer sehr spannend und anregend. Eine Ausstellung im Macro, #OASI,  brachte elektonische Musik und Kunst zusammen, bei #Feed Drum war es elektronische Musik und Tanz.

P1150956 Ein Expositions-highlight in 2014 war natürlich die lang erwartete #Frida Kahlo Ausstellung in den Scuderien. #Rodin war in den Diokletian-Thermen zu sehen. Aber auch die anderen Museen oder Galerien konnte durchaus mithalten. Es gab im ersten Halbjahr die #Impressionisten aus Washington in Ara Pacis, #Andy Warhol auf dem Corso, #Simon Hantai in der Villa Medici, Rodin in den Diokletian-Thermen und dann #Alma Tadema und die ästhetische Bewegung.

phantabrass-mit Schiaffini und Schiavoni Etwas ganz besonders und außergewöhnlich interessant war die Anwesenheit bei einer Live-Übertragung im Radio RAI3  Gebäude in Prati  die #Performance einer Anti-Kriegs-Kantate, gesungen und vorgetragen von #Silvia Schiavoni zur Musik von Giancarlo Schiaffini mit dem Orchester Phantabrass. Auch interessant war das Abschlusskonzert der Villa Massimo im Auditorium mit zwei Uraufführungen. Ein anderes « barockes » Highlight war Scarlattis  #La Giuditta » durch das Concerto Romano.

Parajes nuncios de Infinito (1999-2009) Nube von Carlos de Gredos – Foto Christa Blenk Im Frühjahr und Sommer  standen auch einige Reisen auf dem Programm. Die eine führte uns auf die Spuren von Jean Luc Bannalec auf die #Glenan Inseln und später dann in das Salzland der #Bretagneund der Vendee. Leider sind die beiden Fernsehfilme über diese Krimi-Geschichten total unansehbar und billig. Madrid stand im Mai auf dem Programm und damit verbunden ein aussergewöhnlicher Besuch bei #Carlos de Gredos in seinem Cerro Gallinero und eine dritte – sehr persönliche – Reise der Erinnerung ging nach San José und zum #Cabo de Gata. In Madrid habe ich außerdem die Künstler #Gerardo Aparicio und #Guillermo Lledó näher betrachtet. Im umgebauten Reina Sofia Museum fand gerade eine Ausstellung von Hanne Darboven statt, die mir die Künstlerin dann doch ein wenig näher gebracht hat.

vulkan4 Im   Sommer hat es uns außerdem auf den #Stromboli getrieben. Der Aufstieg sowie das Zurückkommen um Mitternacht war ein ziemlich unvergessliches Erlebnis und auf jeden Fall eines der Italien-Höhepunkte. Daraufhin haben wir uns dann gleich für das nächste Jahr die Ätna-Besteigung vorgenommen.

P1190873  Musikmässig war auch ganz schön was los im Frühjahr. Die Oper Rom traute sich an zwei #Ravel-Stücke, und es gab zwei sehenswerte Aufführungen von #Little Match Girl Passion und von #Brundibàr. Die #Ars Ludi beeindruckten uns wieder gegen die Zeit in einem der schönen #Aula Magna Konzerte. Die Saison im Auditorium Parco della Musica ging #swingend zu Ende. Darunter fällt auch ein Glanzauftritt der Mexikaner und wir haben gelernt, dass der Danzón mindestens so aufregend wie ein Tango sein kann. Brasilien hat auch zwei seiner besten Musiker nach Rom kommen lassen zu einem #bezaubernden Barockkonzert für Cembalo und Querflöte kurz vor Weihnachten.

P1200125  #Paola Romoli Venturi, die wir schon im letzten Jahr im #MAAM kennen gelernt haben, wir hier genauer betrachtet. Weitere neue Künstlerinnen auf dem blog sind #Christa Linossi und #Schirin Fatemi. Cristina Crespo arbeitet gerade an einer langen Geschichte über #Musen und Tanz, die hier genauer beleuchtet wird.

P1170074 Im Sommer fand wieder der Festival in der Villa Adriana statt. Wir haben uns Vorstellungen von #Martha Graham und dem #NDT angesehen. Auch in der Nähe von Rom, in Albano, fand dieses Jahr zum ersten Mal ein kleineres Festival statt, bei dem wir zwar ziemlich gefroren aber uns sehr gut bei der Cavalleria Rusticana unterhalten haben.  Auch open air war eine Veranstaltung in der spanischen Akademie vor dem bezaubernden Bramante Tempel. #Aire von Javier Moreno.

Unsicker-Chorus Assisi hat eine sehr umfangreiche Ausstellung über die Mauer-Kunst # »no more walls » organisiert. Wir sind hingefahren, um sie uns anzusehen. Auf dem Rückweg sind wir dann ein wenig durch Umbrien und  haben, Spoleto, Spell0, Perugia und  Gubbio besichtigt. Ansonsten haben wir viele kleine Orte in der Nähe von Rom besucht, meistens Tagesausflüge und alle sehr sehenswert wie #Calcata, Civitta di Bagnoreggio oder Grottaferrata und natürlich unser #Viertel San Lorenzo richtig kennen gelernt. Und dann kam im #November Paestum!

P1180729 Nach der Sommerpause wurden dann nach und nach viele interessante Ausstellungen eröffnet wie z.B. #Escher, Mario Sironi, Sander und Lerski in der Villa Massimo, ein Besuch in der Villa Medici lohnte sich auch wieder, #Memling ist noch bis zum 18. Januar 2015 in den Scuderien zu sehen so ist #Normann Rockwell. Die GNAM macht einen Rundumschlag zwischen Sezession und Avantgarde und:

jamieMcdermottinRom Das Romaeuropa Festival begann mit einer fantastischen Aufführung in der Villa Medici # »Il ballo delle Ingrate ».Wir haben auch einen Liederabend mitgemacht, der #Benjamin Britten gewürdigt hat sowie eine weniger gute Aufführung von King Arthur. Der Höhepunkt war die #Carmen mit Dada Masilo.

Palabras Die Casa di Goethe hat die Serie der Aktivitäten fortgesetzt und nach Grünbein und Lewitscharoff ging es mit Dichterlesungen , incontro Romani und Ausstellungen wie zB. mit der  Sammlung von Erdmannsdorff oder Portraits von Isolde Ohlbaum weiter. Ein Abend war Tischbein gewidmet. Und hier mache ich mal einen kleinen Exkurs ins Kino und stelle den besten Film in 2014 vor: nämlich #Grand Hotel Budapest.

cellist-palazzo farnese Und natürlich wurde auch der Mauerfall vor 25 Jahren hier gefeiert. Einmal mit einem #zeitgenössischen Konzert in der französischen Botschaft mit dem Titel « Jenseits der Grenzen ». Ein italiensicher Cellist spielte die Bach Suite wie dies  Rostropovic an der Mauer 1989 tat. P1190162-sepia-  petiteUnd zweimal war eine ganze Nacht lang der Trabi am Teatro Marcello antreffen.

imageEs gab auch wieder Gästebeiträge in 2014. Birgit Käppeler hat über ein deutsch-Italienisches Theaterprojekt in Zusammenarbeit mit dem St. Pauli Theater  in San Guzné in der Toskana berichtet. Blutige Aprikosen hieß das Stück, das in dem kleinen Ort mit Laiendarstellern auf die Bühne gebracht wurde.  Das Fenster in die Toskana ist vom lokalen Künstler Lorenzo Vanni.

Jean Noël Pettit hat den Artikel über « The Little Match Girl Passion » ins Französische und Brigitte Meyer hat das Portrait über Tiziana Morganti ins Italienische übersetzt.  Außerdem hat Brigitte Meyer das Portrait von Antonio Passa und die Musikbeschreibung von Riccardo Santoboni dazu ins Italienisch übertragen .

Vielen Dank!

borjaprimordial 011Als Zugabe gibt es dieses Jahr die Projekte, Aquarelle und Zeichnungen von Emanuel Borja, dessen Seite dieses Jahr ein wenig zu kurz kam. Was sich aber ändern soll. Die kleinen Holzskulpturen

proyectos realizados
Album : proyectos realizados
esculturas primordiales de los años 80 (gracias a Peter Jäger - que ha hecho el trabajo de scanear los diapositivas)
23 images
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 waren Modelle für sehr große Holzarbeiten, die aber – bis auf eine – beim Umzug von Rabat nach Rom leider zerstört wurden. Die Aquarelle
Acuarelas y naturaleza
Album : Acuarelas y naturaleza
Aquarelas de recuperación © Emanuel Borja/Christa Blenk
20 images
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 hingegen sind in Bonn entstanden, als er sich von seiner ersten Operation erholte; die Zeichnungen
dibujos
Album : dibujos
dibujos de E.Borja en su diario © Emanuel Borja/Christa Blenk
20 images
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 immer wieder zwischen durch. Ich habe sie aus seinen Tagebüchern eingescannt. So auch die Primordial-Projekte
Primordial
Album : Primordial
trabajos de los años 70 y 90 © Emanuel Borja/Christa Blenk
28 images
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P1190162-sepia-  petite Wer über die Feiertage einen kleinen Ausflug in Rom-Nähe machen möchten. Auf Artmore gibt es viele Vorschläge für Tagesausflüge. Gute Fahrt im Neuen Jahr 2015 wünsche ich und freue mich wieder auf Euren Besuch hier auf den blog mit Geschichten und Berichten aus Italien und mehr.

Vielen Dank an die treuen Leser, die interessanten Kommentare und das positive Feedback! Vielleicht möchte Jemand ja auch seine persönlichen Highlights mitteilen!

Bilderreise 2014

Christa Blenk

 

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La Giuditta von Alessandro Scarlatti

guiditta nach der Aufführung – Concerto Romano

Verschämte Kriegerin Gottes oder  verführerische Mata Hari

Alessandro Scarlattis „La Giuditta“ in der Filarmonica Romana (18.12.2014)

Wie fast immer bei einem Oratorium, behandelt der süditalienische Komponist  Alessandro Scarlatti  (1660-1725)  auch bei „La Giuditta“ ein allegorisches Thema aus der Bibel. 1693 entstand eine erste Version der Judith für fünf Stimmen.  6 Jahre später verfasste Scarlatti eine Zweite für drei Stimmen, und diese haben wir am Donnerstagabend im Teatro Olimpico gehört. Kardinal Pietro Ottoboni hat das Libretto geschrieben, er war der Großneffe von Kardinal Ottoboni, der 1689 als Alexander VIII Papst wurde; in einer Zeit, in der die Oper in Rom  verboten war.

Schon 1676 erließ der strenge und Kunst-uninteressierte  Papst Innozenz XI erstmals ein Opernverbot in dem seiner Meinung nach total verkommenen und unmoralischen Rom.  Für ihn waren bildende Künste verwerflich und Opern anstößig. Und wie reagiert die römische Musikwelt darauf? Sie erfindet das Oratorium, nimmt biblische Themen zum Vorbild und tarnt von nun an Opern-ähnliche Aufführungen als kirchliche Oratorien und macht sie wieder salon- bzw.  kirchenfähig. Genialer Schachzug, wenn man bedenkt, dass diese Musik nun wieder unzensiert auch in der Adventszeit aufgeführt werden konnte – Hauptsache der biblische Inhalt stimmte. „La Giuditta“ von Alessandro Scarlatti fällt genau in diese Kategorie.

Als Händel 1707 nach Rom kam, herrschte das Opernverbot immer noch, deshalb wurden viele dieser Musikspiele oft zwar ganz privat aber im großen Rahmen aufgeführt.

Für „La Giuditta“  hat Scarlatti einen Teil aus dem apokryphen Buch Judit aus dem Alten Testament (ca. 150 v.C.) vertont.

Die Geschichte beginnt als König Nebukadnezar, der Assyrer, Betulia besetzt und Unterwerfung und hohe Steuern von den Israeliten fordert. Die Witwe und Prinzessin Judith verwandelt sich kurzerhand in eine Art Geheimagentin à la Sidney Bristow und beschließt,  sich in die Höhle des Löwen, d.h. in Holofernes Lager zu begeben,  um die Stadt und ihr Volk zu retten. Sie schleicht sich, begleitet von ihrer Amme, in das Herz und Lager des höchsten Feldherrn Holofernes. Mit ihrer Schönheit verführt und betört sie ihn, macht ihn wahrscheinlich betrunken und schlägt ihm nach einem ausgiebigen Bankett den Kopf ab. Nach erfolgreicher Mission kehrt sie – wahrscheinlich ohne Reue – mit ihrer Amme nach Betulia zurück und präsentiert ihrem Volk den Kopf. Somit ist Israel gerettet. Es bleibt bei den meisten Aufführungen offen, ob es ihr leid tat oder nicht. Ist sie eine Heldin oder eine Mörderin?

Die Geschichte der schönen und mutigen Witwe Judith  ist und war nicht nur für die Musik ein Dauerbrenner, im Barock haben diese Geschichte unzählige Maler aufs Papier gebracht. Und auch wenn es so aussieht, als ob die Story eine Verherrlichung der Gewalt oder der Tötung wäre, ist es das Gegenteilt und verurteilt letztendlich die Gewalt.

Alessandro Scarlatti, der hauptsächlich in Neapel und Rom tätig war, wo seine Kirchenmusik ohne Einschränkungen aufgeführt wurde, hat trotzdem 114 Opern geschrieben und war zu Lebzeiten vor allem als Opernkomponist berühmt. Heute sind eher seine geistlichen Vokalwerke bekannt, wie etwa Kantaten, Motetten und Messen. Das liegt daran, dass es von seinen Opern nur sehr wenige Einspielungen gibt und sie deshalb nicht aufgeführt werden.  Die letzten Jahre seines Lebens hat er sich vor allem mit kirchlicher Musik oder Oratorien befasst. Er stammte aus einer süditalienischen Musikerfamilie und einer seiner neun Söhne, Domenico, gelangte ebenfalls zu Weltruhm.

Italien bräuchte so jemanden wie William Christie, der vor ca. 40 Jahren viele Werke von Luly und Rameau ausgegraben und bearbeitet hat. Vielleicht hat es ihn mit Alessandro Quarta ja schon gefunden!

Scarlattis Oratorien beweisen durch die Bank seine Gabe, mit Texten umzugehen und die potentielle musikalische Dramatik darin bis ins Letzte herauszuholen. Minutiös  und kraftvoll arbeitet er Situationen und Höhepunkte der Geschichte heraus. Bach und Händel und auch Caldara haben viel von ihm gelernt und übernommen. Er ist sozusagen der Gründer der neapolitanischen Opernschule  aber auch der Erneuerer der Barockmusik. Man spricht von 30 Oratorien, wobei 22 heute noch bekannt sind und zum Teil eingespielt. Mit der zweiten Version von La Giuditta für 3 Stimmen, die wir gestern gehört haben, hat er eine neue Musik oder besser gesagt, die Musik des 18. Jahrhundert eingeleitet. Gleich zu Beginn fühlt man sich fast wie bei Rameau. Es ist nicht zu verstehen, warum so viele seiner Werke noch tief vergraben in den Archiven herumliegen

Der Hamburger Komponist, Musikschriftsteller und Mäzen Johann Mattheson (1681-1764)  hat 1744 folgendes geschrieben:  „Meines wenigen Erachtens ist ein gutes Operntheater nichts anderes als eine hohe Schule viel schöner Wissenschaften, worin zusammen und auf einmal Architektur, Perspektive, Malerey , Mechanik, Tanzkunst, Actio oratoria, Moral, Historie, Poesie und vornehmlich Musik zur Vergnügung und Erbauung vornehmer und vernünftiger Zuschauer sich auf das angenehmste vereinigen und immer neue Probe geben“. Damit hat er die italienische, französische und englische Oper im 18. Jahrhundert  in einem Satz zusammengefasst.

Aber nun endlich zur Aufführung.

Das Concerto Romano mit Alessandro Quarta präsentierte mit drei vorzüglichen Sängern dieses Oratorium.

Francesca Aspromonte, eine hinreißende und überzeugende Judith, die mit 23 Jahren schon eine unglaubliche Stimme und faszinierende Ausstrahlung hat. Vollgepackt mit dramatischer Energie, Sicherheit und Ausdruckskraft überraschte sie immer wieder. Holofernes war der italienische Tenor Luca Cervoni. Er hatte absolut nichts Bösartiges oder Aggressives an sich und war mit seiner sanften, schönen und geschmeidigen Stimme eher vom Typ Holofernes Softie. In ihn hätte sich Judith vielleicht auch verlieben können, aber das Libretto will das ja nicht, obwohl es durchaus Inszenierungen gab, z.B. in Mainz vor ein paar Jahren, die das anders interpretierten.  Der erste Akt war eigentlich schon perfekt, aber im zweiten Akt haben sie sich alle – auch die Musik – noch übertroffen! Wunderschöne Cello-Partien vor allem bei Judiths Arie „Non ti curo o libertà“  und dann bei einem Duo von Judith und Holofernes „Piega, o Duce, il capo alterno….“ Und er antwortet „Ogni cura, ogni pensiero…“ Kristallin sie, sanft er. Und dann natürlich Hilary Summers, sie war die Amme, groß, stark, verlässlich, beschützend. Mit ihrer warmen, regelmäßigen und samtenen Stimme war sie perfekt für diese Rolle. Sie hat wahrscheinlich die schönste Arie im ganzen Stück. Ein Lamento im zweiten Akt „Dormi, o fulmine di guerra…“ hier wird der Krieg, die Menschheit und Judith bedauert, die sich hingibt um das Volk zu retten. Bei dieser Arie bekam man wirklich eine Gänsehaut und die Augen wurden feucht. Summers war unglaublich überzeugend und ausgezeichnet.  Und nach einem Duo der Amme und Judith die Glück und Erfolg heraushören lässt, geht es in Judiths letzte Arie, die  dann wohl eine Anti-Kriegs-Arie ist und nochmals auf ihr Opfer für die Freiheit eingeht. Obwohl es so gesehen kein Opfer war, sondern eventuell eines hätte werden können, wenn sie den Rückzug nicht geschafft hätte. So geht sie als Gotteskriegerin und Heldin aus der Geschichte hervor.

Begleitet wurden diese drei fabelhaften Sänger mit viel Enthusiasmus und Hingabe vom Concerto Romano unter Alessandro Quarta. Letzterer lässt sich durch die Musik tragen,  einfach, ohne Schnörkel und ohne Kitsch. Man spürt richtig, wie viel Spaß es ihm macht mit diesen Musikern zu arbeiten und wie die Musik durch seinen Körper über die Hände auf die Musiker überspringt (er führt selber auch so etwas wie einen persönlichen Tanz auf).

Alessandro Quarta hat das Concerto Romano gegründet. Seit das Ensemble 2009 bei den „Tagen Alter Musik in Herne“ triumphierte, sind sie viel gefragt und treten vor allem in Deutschland (Kölner Philharmonie), Österreich (Konzerthaus Wien) und Rom (meistens im schönen „Oratorium del Gonfalone) auf.  Das nächste Jahr beginnt mit einer Vorstellung im Konzerthaus in Wien beim Festival Resonanzen, auch wieder mit Scarlatti.

P1200139 Cristina Crespo (Muse mit Tarnkappe)

Concerto Romano

Christa Blenk

 

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Barock-Konzert in der Sala Palestrina

P1200313 Vorweihnachtliches Barockkonzert im Palazzo Pamphilj für Cembalo und Querflöte

Die Konzerte im ehemaligen Palazzo Pamphilj in der Sala Palestrina sind schon allein wegen des Aufführungsortes etwas Besonderes. Immerhin handelt es sich hier um den ersten Saal der Santa Cecilia in Rom. Die Akustik ist umwerfend und die Töne  fliegen durch den Saal und regnen auf uns nieder. 

Wenn aber  dieser wunderbare Saal auch noch zwei grandiose Musiker wie Livia Lanfranchi und Alessandro Santoro beherbergt und das Programm auf die beiden Instrumente, Cembalo und Querflöte, abgestimmt ist, dann stimmt wirklich alles.

Die beiden brasilianischen Musiker haben mit sehr viel Sorgfalt  dieses erlesene Programm für den gestrigen, dem Barock gewidmeten Abend, zusammen gestellt. Aufgeführt wurden die „Sonata in mi minore, BMW 1030“ für Cembalo und Flöte“ von Johann Sebastian Bach (1685-1750), zwei hinreißende Stücke von Girolamo Frescobaldi (1583-1643) „Capriccio IV“ und „Centro Partite sobra Passacagli“ komponiert 1624 und 1637, von Georg Friedrich Händel (1685-1759) die „Sonata op I Nr. V in sol maggiore HWV 363b“, die „Partita in la minore“ nur für Flöte von Bach und zum Schluss ein ausgesprochen schön-tänzerisches Stück von Jean-Marie Leclair (1697-1764), die „Sonata VII in sol maggiore“ .

Langsam und getragen und dann wieder virtuos-spritzig holte Livia Lanfranchi die Musik aus ihrer Barock-Querflöte. Sie vermittelte Ruhe und Ausgeglichenheit wie sie da stand mit ihrem weißen Schal, der das Mathematische an der Musik noch unterstrich und sie fast wie ein Portrait erscheinen ließ. Sie ist in Rom geboren und hat am Konservatorium Santa Cecilia Querflöte studiert. Barock ist ihr Leben. In Basel, Trossingen und Den Haag hat sie ihre Studien fortgesetzt und dort ihren Master gemacht.  Jetzt lebt in Brasilien, wo sie u.a. auch Masterclassen abhält. Sie und Alessandro Santoro kamen extra für dieses Konzert nach Rom.

Alessandro Santoro verzauberte und überraschte das Publikum vor allem mit  dem Frescobaldi-Stück, abwechselnd mit filigranem Zirpen und kräftigen Tönen flog er über sein Cembalo, während Livia statuenhaft und zurückhaltend umblätterte. Er ist einer der großen Cembalisten zur Zeit! In Rio de Janeiro geboren, hat Santoro in Moskau bei Elena Richter am Tschaikowsky Konservatorium Klavier studiert und war später, wie Livia Lanfranchi, in Den Haag, wo die beiden sich auch kennen lernten. Beide haben schon mit Weltklasse Orchester und Gruppen musiziert. Santoro gewann 2005 den Diaspso nd’Dor. In brasilianischen und südamerikanischen Orchestern spielt er zur Zeit auch das Cembalo.

Bei der galanten Sonate von Jean-Marie Leclair bewiesen die beiden dann nochmals ihr präzises Zusammenspiel.

P1200316 Abgerundet wurde dieser harmonische und schön klingende Abend bei einem Vin d’honneur in der Galleria di Cortona, ein länglicher von Borromini entworfener Saal mit umwerfenden Deckenfresken des großen Piero da Cortona.

Der Palazzo Pamphilj liegt an der Piazza Navona und ist heute die brasilianische Botschaft, die auch zu diesem ausgezeichneten Konzert geladen hatte. Erbaut im Hochbarock um 1650, hat der Pamphilj Papst Innozenz X  das schon um 1470 erworbene Haus durch Borromini umbauen lassen und die Deckenfresken durch Pietro da Cortona in Auftrag gegeben. Angeblich wurden dabei ältere Fresken, die dem Papst nicht gefielen, übermalt. Seit 1920 hat die brasilianische Botschaft in diesem Palast ihre Diensträume und 1961 kauften sie es schließlich. Es ist mit dem Palazzo Farnese sicher eine der schönsten Botschaften in Rom. Bei Veranstaltungen darf das Publikum die vielen Preziosen und Fresken ebenso besichtigen.

Christa Blenk

 

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A CENTO METRI COMINCIA IL BOSCO

Giancarlo Schiaffini und Silvia Schiavoni erklären ihr Projekt 
Giancarlo Schiaffini und Silvia Schiavoni sprechen über ihr Projekt im Studio der RAI
 
A CENTO METRI COMINCIA IL BOSCO
Guerra memoria natura

Nach 100 Metern fängt der Wald an –

In der Via Asiago in Prati/Rom steht das RAI Radiostudio. Asiago ist aber vor allem ein Ort im Veneto, der im 1. Weltkrieg dem Boden gleich gemacht wurde. Die sog. Dolomitenfront verlief mitten durch sieben Gemeinden, deren Bewohner ausgesiedelt wurden. In der Po-Ebene, ihrer neuen Heimat, war es ihnen verboten, ihre Muttersprache, eine Art Deutsch, zu sprechen. Die meisten kehrten nach dem Krieg nicht mehr zurück und so verkümmerte diese Sprache. Der Schriftsteller Mario Rigoni Stern, der 1921 in Asiago geboren wurde und 2008 auch dort verstarb, hat als einer der Wenigen in seinen literarischen Werken vereinzelte Wörter oder Fragmente dieser Mundart verarbeitet. Asiago ist eine der sieben Gemeinden in der Zimbrisch, eine traditionelle oberdeutsche Sprache, eine Variante des Bairischen, gesprochen wurde. Noch bis ins 18. Jahrhundert war es Kirchen- und Amtssprache. Heute wird es höchstens noch von 1000 Personen gesprochen.

2008 haben Silvia Schiavoni und Giancarlo Schiaffini im Gedenken an Asiago, Rigoni Stern und den Ersten Weltkrieg, diese grandiose und sensible Anti-Kriegs- Kantate konzipiert. Eine Fusion Orchester für Blechinstrumente, Cello, Percussion, Sing- und Sprechgesang und Video: ein Schauspiel mit Bildern, wie sie es selber nennen.

Palle Odar Spete de Leute Allesamont Sterben – Sterben – Sterben – Sterben

Zu den im Hintergrund vorbeiziehenden unheilvollen Archivaufnahmen dirigiert Giancarlo Schiaffini das Orchester Phantabrass. Es ist auch seine Musik, zu der Silvia Schiavoni heute singt und vorträgt. Schützengräben und Verletzte,  Gebirgsjäger, die durch die verschneiten Berge marschieren und schwarze Spuren im Schnee hinterlassen, Zeitungsausschnitte, die den Krieg ankündigen, das Futuristische Manifest, Bilder von Giacomo Balla, Boccioni oder Otto Dix, dramatische Holzschnitte, eine Landkarte von Triest a das ewige Thema Mitteleuropa erinnernd, manchmal unterbrochen von ruhenden und friedlichen Naturaufnahmen, dann wieder überfüllte Züge, fallende Bomben, winkende oder weinende Mütter: der Krieg und der Wunsch nach Frieden halt. 

Als Mutter taugt man nur noch zum Weinen“ lamentiert Silvia Schiavoni. Sie hat vereinzelte Texte von Mario Rigoni Stern, Ugo Betti, Gabriele D’Annunzio, Robert Musil, Giovanni Papini für ihren schönbergschen Sprechgesang angepasst, abgehöst von einen Brechtschen Lied und lautmalerischen Geräuschen, bis sie fast weint und anklagend kommentiert.

Normalerweise hätten für all das mindestens drei Sängerinnen auf der Bühne stehen müssen. Temperamentvoll und abwechslungsreich durchspringt sie mühelos die Oktaven. Und als die Musik von Schiaffini plötzlich zu einem Trauermarsch in New Orleans wird, folgt sie ihm auch hier mühelos. Unvermittelt dreht er sich um und greift zur Posaune, um die im Hintergrund sterbenden Soldaten mit einem berührenden Lamento zu begleiten. Kampf und Tod, Hoffnung und Resignation lösen sich ab. „Soldaten marschieren durch die Stadt“ und Silvia Schiavoni schafft es sogar, mit ihrer alles könnenden Stimme  mit zu marschieren. 

La casa, la rifaremmo“ (wir bauen das Haus wieder auf).

Wir hatten das große Glück Live im RadioRai3-Studio dabei sein zu können. Es  wurde aber auch über Streamer direkt übertragen.

Videoloch Asiago hat die Bilderwelt im Hintergrund zusammengestellt. Luca Calabrese, Flavio Davanzo, Alberto Mandarini, Martin Mayes, Lauro Rossi, Sebi Tramontana, Massimo Zanotti, Beppo Caruso an den diversen Blechinstrumenten, Giovanni Maier am Cello und Luca Colussi, Percussion.

phantabrass-mit Schiaffini und SchiavoniDer italienische Komponist und Musiker Giancarlo Schiaffini (*1942) stand am Pult. Er ist auch als Posaunist des Modern Kreative Jazz und der Neuen Musik sehr bekannt und gehört schon seit 40 Jahren zur führenden Avantgarde der zeitgenössischen Musik in Italien. Schiaffini ist eigentlich Physiker und begann seine Musikkarriere als Autodidakt in einer Fee Jazz Gruppe. 1970 nahm er an den Darmstädter Ferienkursen teil und belegte dort Kurse bei Stockhausen und Ligety. Danach gründete er die experimentelle Kammermusikgruppe Nuove Forme Sonore und die Gruppe Romano di Ottone, die außer zeitgenössischer Musik auch Renaissance-Musik machten. Ein Studium der elektronischen Musik folgte und 1983 trat er der Nuova Consonanza bei und fing an, sich für Neue Improvisationsmusik zu begeistern. Luciano Berio und Luigi Nono gehören u.a. zu seinem Repertoire und mit ihnen arbeitet er auch eng zusammen. Im Jahre 2000 war er Composer in Residente beim International Composers & Improvisers Forum in München.

Ja und dann Silvia Schiavoni, sie ist der Star in der römischen zeitgenössischen und elektronischen  Musikszene und hat uns zum ersten Mal beim Romaneuropa Festival mit einer Performance zu John Cage Musik beeindruckt. Hier kam sie durch aktive Mitgestaltung am Projekt  noch intensiver und eindrucksvoller rüber und man spürte die persönliche Auseinandersetzung mit der Geschichte.  Sie ist Römerin, hat Literatur studiert, ist Shakespeare-Expertin und Übersetzerin für Englisch. Sie ist sehr in die Arbeit mit dem Centro Ricerche Musicali (CRM) eingebunden und arbeitet mit allen hiesigen zeitgenössischen Komponisten wie Santoboni oder Battistelli zusammen.

Und bei der Zugabe hat sie bewiesen, dass sie sich in eine Reihe mit Ella Fitzgerald stellen darf, als sie ein von Schiaffini bearbeitetes Gershwin-Stück « embraceable you » hin schmetterte und dazu auch noch tanzte.

Wir haben selten etwas so Beeindruckendes und Umwerfenden gesehen und gehört. Genial!

Ninfa  Land_Holz_Land  Winter
Wälder-Interpretationen: Schirin Fatemi, Christa Linossi, Bayerischer Wald (Foto: Jean-Noel Pettit)

Christa Blenk

 

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La voce, il soffio, l’anima (Stimme, Odem, Seele)

P1200078JN vor einer Musikinstallation

Im Rahmen des 51. Festivals « Nuova Consonanza » fand gestern abend in der Casa delle Cultura Villa De Sanctis eine Performance für Stimme, Flöten, elektronische Töne und Tanz statt. Auf der Casilina stadtauswärts bei der Hausnummer 645 verlässt man diese seelenlose Straße und tritt in eine Art Zaubergarten, in dem nach hinten versetzt, dieses Kulturzentrum seinen Sitz hat.

Die fantastische und einzigartige Silvia Schiavoni trugt die von ihr ausgewählten und bearbeiteten Texte aus verschiedenen Teilen der Bibel vor. Sie war  Sängerin, Sprecherin, Klagefrau, Priesterin und Predigerin und hat wieder mal durch ihre außergewöhnliche Expressionsfähigkeit bestochen. Beeindruckend auch Gianni Trovalusci, der sie  dabei an verschiedenen Flöteninstrumenten mit viel Pusten begleitete. Isabella Schiavoni hat die Choreografie entwickelt und auch selber getanzt.

P1200085 Die Komponisten mit den Künstlern – Silvia Schiavoni in der Mitte

Die drei unten erwähnten Kompositionen – alles Uraufführungen – wurden als Gemeinschaftswerk aufgeführt und es war eigentlich nicht zu erkennen, welcher Teil von wem war.

Loredana Arcaro (*1969) – F for G#_T_Studio_n° 3* (2014) per flauto basso e supporto digitale

Giorgio Nottoli *1969) – Percorso incrociato (2004) per voce femminile ed elettronica

Laura Bianchini (*1954) – Luna doppia (2014) per voce, tubo sonoro, suoni elettronici

 

 Christa Blenk

 

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Abschlusskonzert der Stipendiaten der Villa Massimo 2014

Auditorium 002 Sala Santa Cecilia – Auditorium Parco della Musica

 Artikel auch für KULTURA EXTRA

Abschlusskonzert mit dem Ensemble Modern

Jedes Jahr im Dezember zieht die Villa Massimo zur Aufführung des lang erwarteten Abschlusskonzertes in das größte Konzertzentrum von Rom, ins Auditorium Parco della Musica und dort in den größten Saal, in die Sala Santa Cecilia. Auch dieses Jahr reiste das Ensemble Modern wieder dazu an.  Der große Saal, in dem Platz für fast  3000 Personen ist,  ist leer (das ist so gewollt) und die Zuhörer teilen sich mit den Musikern die Bühne, die durch eine große Trennwand optisch und akustisch vom Saal  getrennt ist. So hat man die ganze Dimension dieses riesigen Saales im Hintergrund und doch einen Kammerkonzert-Effekt.

Dieses Jahr waren außerdem alle vier Komponisten, deren Werke auf dem Programm standen, persönlich im Saal anwesend!

Salvatore Sciarrino (*1947 Palermo) hat sich auf die Bearbeitung von Klassikern spezialisiert. Gestern Abend spielte das Ensemble Modern ein von ihm bearbeitetes  Adagio von Bach und eines von Mozart sowie eine Komposition von 1981 „Introduzione all’oscuro“.

Wunderblock“ ein 8-Minuten-Stück für Altflöte, Bass-Klarinette, Percussion und Geigentrio (2007/2008) von Robert HP Platz (*1951 Baden-Baden) folgte. Dieser Zyklus besteht aus den drei Stücken Kiefer, Next und Sekundenstücke. Platz lehnt sich hier an Notizen über den Wunderblock von Sigmund Freud an. Die drei Minikompositionen waren auch auf der Bühne optisch getrennt, Altflöte auf der einen Seite, Bassklarinette und Schlagzeug in der Mitte und weiter nach hinten versetzt das Streichertrio. Die Pausen zwischen den Stücken gehörten zur Komposition.

Die Hauptprotagonisten des Abends waren allerdings die Musikstipendiaten der Villa Massimo, Hanna Eimermacher und Vito Žuraj. Die zwei gestern uraufgeführten Werke sind während ihres Stipendiaten-Aufenthaltes in Rom dieses Jahr entstanden.

Bühne und Instrument Eimermacher Instrument von Hanna Eimermacher für « Überall ist Wunderland »

Hanna Eimermacher (*1981 Gelsenkirchen) hat u.a. bei Beat Ferrer und Mark Andre studiert und hielt sich 2010/11 an der University Buffalo, New York auf.  2012 hat sie den Berlin-Rheinsberger Komponistenpreis gewonnen. Ihre Werke wurden u.a. bei der Salzburger Biennale oder an der Oper Frankfurt am Main aufgeführt. Sie lebt  in Berlin.

Überall ist Wunderland (2014) ist eine Neufassung für 19 Musiker für das komplette Ensemble Modern und wurde gestern Abend in dieser Fassung uraufgeführt. Von den 15 Minuten waren 2 dem Schweigen vorbehalten. Die Musiker nahmen im Saal ihren Platz ein und schauten regungslos ins Publikum und so ging es auch zu Ende.   In den verbleibenden 13 Minuten schickt Eimermacher die Musiker und das Publikum auf den GRA (der GRA ist ein Autobahnring um Rom, meistens verstopft, hier macht Jeder was er will , um ans Ziel zu kommen und ohne Rücksicht auf Verluste und die einzige Verkehrsregel ist die Gewicht hat ist „Einschüchterung“ . Schließlich kommen aber doch alle meistens an ihrem Ziel an). Es beginnt mit zwei Noten, also Stau, alles stagniert, dann Hupen, Schimpfen, eine Ambulanz rast vorbei, die Polizei gleich hinterher, weiter weg hört man Zirkusgeräusche und dann geht es zweimal an einer Schule vorbei. Zwischendurch stagnierte der Verkehr wieder und die zwei Anfangsnoten übernehmen. Hanna Eimermacher hat dafür ein eigenes Perkussionsinstrument entworfen, das abgesehen von den normalen Schlagzeugutensilien aus  Suppendosen, Metallstangen, Wassergläser, Schlagzeug und einer Art Glockenspiel bestand. Dreimal gleich stand es auf der Bühne und sogar Frank Ollu, am Pult, musste mithelfen, um das Chaos nicht ausarten zu lassen. Sehr amüsant und wie gesagt, diese Komposition konnte einfach nur in Rom entstehen. Nach dem Ausklingen des letzten Tones  – was gar nicht so leicht zu erkennen war, da die Suppendosen unter der Glocke noch nachhallten, neigten sich die Musiker 10 cm nach rechts und wieder Schweigen, dann ging das Licht aus und Ende. Witzig und Originell.

Vito Žuraj (*1979) ist dieses Jahr auch  Gast an der renommierten Villa Massimo. Seine Komposition Runaround  für vier Blechbläser und Orchester war an diesem Abend also die zweite Welturaufführung. Žuraj ist in Maribor/Slowenen geboren, hat u.a. bei Wolfgang Rihm studiert.   Von 2009-2010 bekam er ein für ihn sehr wichtiges und wegweisendes Stipendium bei der Internationalen Ensemble Modern Akademie. Man merkte auch die Verbundenheit mit diesem Ensemble. Runaround hat er dem Ensemble Modern und den vier ausgezeichneten Blechmusikern auf den Leib geschrieben.  Ansonsten arbeitet Žuraj mit der New York Philharmonie, dem Scharoun Ensemble Berlin oder dem Klangforum Wien. 2012 hat er den Komponistenpreis von Stuttgart gewonnen. Zur Zeit ist der 35jährige  Dozent für Instrumentierung und Gregorianischen Gesang an der Hochschule für Musik Karlsruhe.

Vier-Bläser-Runaway Die vier Bläser bei Runaround

Bei Runaround wechselen sich Jazz-Referenzen mit neuen Klängen ab und erzeugen eine beeindruckende Kompositionsdramaturgie,  die immer wieder mit überraschenden Tonelementen beeindrucken, wie sie durch den Raum schwappen und eine Verbindung zwischen Musiker und Zuhörer herstellen. Durchkonstruiert und durchkomponiert bis in den letzten Ton, bleibt hier  nichts dem Zufall überlassen. Diszipliniert, schnell und doch übermütig und von permanenten und enthusiastisch aber kontrollierten Einfällen gepackt, erforscht Žuraj die bekannten Musiksprachen und erfindet neue. Und wer könnte ein besserer Partner als das Ensemble Modern sein? Die 15 Musiker sind über die gesamte Bühne, auf der wie gesagt auch das Publikum sitzt, verteilt. Die Streicher auf der einen Seite, Cello und Klarinette auf der anderen oder hinter dem Publikum. Die vier Blechsolisten kämpfen in der Mitte. Die Gruppen werfen sich gezielt die Töne zu, ohne dass auch nur einer auf dem Boden landet, die von der nächsten Gruppe aufgefangen werden, sie umsetzen, modifizieren oder verbessern und weiter geben. Wie ein gut funktionierendes Netzwerk oder ein Staffellauf.   Zum Schluss geraten die vier Blechsolisten an das Limit des mit Instrumenten Machbaren und dann übernimmt der Mund die Tonproduktion.  Ein ausgezeichnetes, spannendes und auch sehr ästhetisches Stück das leider nur 10 Minuten dauerte.

alle neunzehn Musiker haben unsere uneingeschränkte Bewunderung, aber  die zwei Trompeter, Valentin Garvie und Sava Soianov,  Saar Berger mit dem Horn und Uwe Dierksen an der Posaune die Runaround  meisterten, müssen einfach nochmals erwähnt werden für diese fantastische Leistung.

Christa Blenk

 

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FEED-DRUM

Feedback und Resonanz heisst das neueste Spektakel von Michelangelo Lupone, das gestern im Rahmen des Romaeuropafestival im MACRO Testaccio, La Pelanda, aufgeführt wurde.

« Corpi Risonante – duo per danza, percussioni e risonanze die corpi »

P1190883Die Bühne ist schwarz, ungleiche weiße Bewegungsstreifen (Sensoren) sind zu sehen. Die Tänzerin ist in einen schwarzen Gymnastikanzug gekleidet, der ebenfalls weiße Streifen hat, konform denen auf der Bühne. Sie hat feuerrote lange lockige Haare. Kafkaesk verwinkelt liegt sie schon auf der Bühne als wir reinkommen. Das Licht geht aus und mit ihren langsamen, zeitlupenerinnernden und  fast Nicht-Bewegungen kommen die Töne über die Sensoren zu den drei Feed-Drums hinter ihr und zu uns.  Einmal ist es wie Walfischgesänge, dann wieder wie ein sich entfernender Vogelschwarm bis geigenähnliche Töne erzeugt werden, unberechenbare Zufallsmomente spielen auch eine Rolle.  Und obwohl sie sich eigentlich nicht vom Platz bewegt, ist sie doch plötzlich immer wieder woanders. Sie ist unglaublich großartig und ihre Hände und Füße sind überall und austauschbar. Irgendwann kommt dann Gianluca Ruggeri zu ihr auf die Bühne. Es beginnt eine Spiel zwischen Mann und Frau, eine opernähnliche Verführungsszene und die Klänge verändern sich durch die Gesten beider. Eine visuelle und tastende Suche nach dem Klang. An Baron Münchhausen erinnernd, will sie sich an ihren eigenen Haaren vom Boden hochzuziehen, bis sie steht und frei ist .

So habe ich mir immer Kafkas Verwandlung in einen Käfer vorgestellt, nur dass bei ihr der Prozess umgekehrt von Statten geht, denn sie steht zum Schluss.

Lupone spielt hier mit dem Larsen Effekt bzw. mit der akustischen Rückkoppelung, die hörbare tiefe und hohe Resonanzen hervorbringt. Kein Laut im Publikum und angespannte Stimmung. Es war ziemlich anstrengend.

P1190888Anschließend ein kurzes Stück « Canto di Madre » für Computer und als Abschluss « Feedback – für drei Feed Drum - Elektronisches Medium und  Video ». Die  drei ausgezeichneten Drummer von Ars Ludis präsentieren in der Folge  auf den drei Feed Drums, die Lupone 2002 entwickelte, ein ungeheures Happening. Energie und die Macht darüber. Sie gegeben sie ab und holen sie sich auf der anderen Seite wieder. Während sie über die Riesentrommel streichen, klopfen, schlagen, sie dann wieder streicheln und sich fast auf sie werfen, wird über ihnen alles als Doppelvideo projiziert.  Zeit und Raum relativieren sich.

Musik Michelangelo Lupone, Choreografie Alessandra Cristiani. Drummer: Antonio Caggiano, Gianluca Ruggeri, Rodolfo Rossi.

P1190890Das FEED-DRUM  ist ein neues elektroakustisches Perkussionsinstrument, das Michelangelo Lupone entwickelt hat – für sein Werk Feedback. Hierbei wird ein Signal produziert beim Ausreizen des Trommelbezugs (Leder)  zu einer Art akkustischem Druck. Das Ergebnis ist eine unendliche Verlängerung des Klanges.

Es kamen so viele Besucher, dass die Letzten auf Kissen vor der Bühne platziert wurden. Wenn wir das gewusst hätten!

mercierBegleitet wird die Aufführung von einer Ausstellung von akustischen interaktiven Installationen gleich daneben, wie z.B.  « Balançoire » von Veacleslav Druta oder die Tontopf Klanginstallation « Le Damassama » von Léonore Mercier (hier dirigiert gerade JN die « 9. Sonate für diverse Töpfe »).

Christa Blenk

 

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Mexiko zu Gast in der Aula Magna

P1190873 Maureen Conlon mit Francesco Orozco López 

Viva la Conga

Sie sind immer etwas besonderes – die Konzerte in der Aula Magna della Sapienza. Gestern Abend gab das Symphonieorchester von Guanajuato/Mexiko ein Gastspiel und auf dem Programm standen ausschließlich Werke von südamerikanischen und amerikanischen Komponisten des 20. Jahrhunderts.

Erst vor zwei Monaten hat Francesco Orozco López die künstlerische Leitung dieses Orchesters übernommen (das nebenbei bemerkt schon seit 1952 besteht und deshalb auch richtig gut ist), und Juan Trigos abgelöst. Orozco hat das OSUG allerdings schon des öfteren als Gastdirigent geführt und deshalb auch gar nicht gefremdelt.

Mit einem Symphonischen Sonett – nach einem Gedicht des Kubaners Nicolas Guillen (1902-1989) – von Silvestre Revueltas (1899-1940) „Sensemayá“, was soviel heißt wie „Ein Lied, um die Schlage zu töten“ ging es los. Ursprünglich 1937 als Kammermusikstück geschrieben, fügte Revueltas ein Jahr später  27 Bläser, 14 Perkussionsinstrumente und unzählige Streicher hinzu. Spannend und mitreißend  und dem Benehmen einer Schlange folgend , werden vom Orchester permanente  Rhythmusänderungen verlangt.   „Die Schlange bewegt sich ohne Beine, die Schlange versteckt sich im Gras“, heißt es da. Revueltas folgte hier Guillens Vorgabe nach einem afro-kubanischen Kreuzzug, um der Schlange Herr zu werden. Die Bassklarinette darf beginnen, verhalten und langsam, bis dann die Perkussionsinstrumente den Rhythmus angeben, nach und nach fügen sich Fagott, Tuba und die restlichen Instrumente hinzu, immer wieder das Thema aufrollend,  immer lauter und intensiver werdend. Ein obsessives Zurückkehren zum Hauptthema. Wir springen vor lauter Angst vor der Schlange fast auf den Stuhl, bis das Beil fällt und die Schlange wahrscheinlich tot ist. Sensemayá beschreibt einen afro-kubanischen religiösen Kult, in dem bis zum haitianischen Voodoo alles zu finden ist. Ein sehr geordnetes Chaos und strahlend vorgetragen.

Weiter ging es mit Samuel Barbers (1910-1981) Frühwerk, das „Violinkonzert Nr. 14“. 1939 komponiert ganz typischer Barber und  im spätromantischen Stil. Es ist ein weniger bekanntes Stück von ihm, auch nicht besonders spannend, vor allem die ersten beiden Sätze, süß und schmelzkäsig und ein wenig kitschig, aber die wunderbare (und bildschöne) US-mexikanische Geigerin Maureen Conlon hat viel herausgeholt und der letzte Satz war dann doch sehr schön. Das Publikum hat sie sehr gefeiert und sie mindestens 10 mal auf die Bühne applaudiert! Maureen Conlon Repertoire ist sehr weit gefächert. Außerdem ist  sie Mitglied im „Trio Nova Mundi“ und in der Gruppe „Aqui Tango“ . Sie lebt und arbeitet als Geigenlehrerin in Pittsburgh.

Nach der Pause ging es  weiter mit kürzeren Stücken u.a. mit  Héctor Quintanars (1936-2013) „Caribe“, auch wieder für großes Orchester. Eine Mischung aus Ravel-Verschnitt und US Filmmusik, aber brillant und spritzig vorgetragen. Mit Aaron Coplands (1900-1990) „Danzón Cubano“ ging es weiter. Eine politische Sympathiekundgebung mit kubanischen Elementen. Diese unentschiedene Komposition war ein wenig langweilig, irgendwie hin- und hergerissen zwischen der neuen und alten Welt.

Im Anschluss die  Sinfonía n. 2 „India“ von Carlos Chávez (1899-1989). Mitte der 30er Jahre hat der mexikanische Komponist hier die facettenreiche Folklore seiner Heimat vertont. Es ist  wohl sein bekanntestes Werk. Beeinflusst von Schumann und Strawinsky, hat diese Musik  nichts mit den europäischen Kompositionstechniken in den 30er Jahren zu tun. Irgendwie zeitlos glänzend war es und sehr amüsant vorgetragen. 

Aber das alles war nur ein Hinarbeiten auf die beiden letzten Werke im Programm von Arturo Márquez (*1950).  „Conga del fuego“ und „Danzón Nr. 2“.  Márquez’ Besonderheit ist es, volkstümliche Idiome zu komplexen, symphonischen Werken umzubauen. Der Danzón Nr. 2 entstand 1993 als  Arturo Márquez mit dem  Maler Andrés Fonseca und der Tänzerin Irene Martinez, beide leidenschaftliche Anhänger des Danzón, eine Art mexikanischer Tango, die Vercruz Tanzhalle in Mexiko Stadt besuchte. Die Stimmung dort und sein tiefer Respekt und Liebe zur mexikanischen Musikkultur haben ihn zu der Komposition von Danzon N. 2 animiert.

Das Stück beginnt mit einer elegant-langsamen Einleitung der Klarinette, bis dann das Feuer ausbricht. Ab und zu ein kurzes lyrisches Durchatmen, die hohe Klarinette und die Oboe, das Klackern der clavés. Einer der vielen Rhythmusänderungen und ein kurzer, sehr schöner, Pianoeinwurf und dann geht es weiter mit strengen Streichern und viel Blech,  die wichtige Harfe mischt sich ein und bevor jetzt alle von dieser gewaltigen vulkanartigen  Klangextase weggewischt werden, gönnt er uns  eine kleine Verschnaufpause bis dann wieder die volle Kanne von Streichern und  den diversen Perkussionsinstrumenten wie verschiedene Congas, Timbales, Shaker und wie sie alle heissen zum Einsatz kommt.  Dialog zwischen Trompete und Klarinette und dann wieder sehnsüchtige und cremige Salsatöne bis zum leidenschaftlich-harten argentinischeren Tango. Zum Schluss einigen sich alle auf eine Note, die wiederholt wird und eine ungeheure Spannung erzielt und:  Ende.   Genial!

Márquez kommt aus einer Mariachi-Musiker-Familie und auch sein Großvater war schon Volksmusiker. Ausgebildet wurde er in Mexiko, Paris und Los Angeles.

Mit seinen „Danzones“ erlangte Márquez schon ab Ende der 90er Jahren großen Erfolg.  Endgültig nach oben katapultierte ihn dann Gustavo Dudamel, der das Stück  Danzon n. 2  als Standard in das Konzertprogramm aufnahm und es mit seinem  Jugendorchester ständig auf  seinen Europa und USA-Tourneen aufführte.  Diese Mariachi-Musik für großes Orchester, die südamerikanische Poesie und der magische Realismus kombiniert mit kubanischen Salsa-Rhythmen, hat uns voll überzeugt und das Publikum zu Begeisterungsstürmen hingerissen!

Márquez lebt zur Zeit in Mexiko-City und unterrichtet an der National University of Mexiko und am Nationalen Forschungs- und Dokumentationszentrum für mexikanische Musik.

Glücklich und zufrieden und mit dem Vorsatz, uns gleich diese Musik zu besorgen (für die tristen Winterabende) gingen wir nach Hause. 

Christa Blenk

P1190856 Aula Magna mit den Sironi-Fresken

 

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Jenseits der Genzen

Folie7
Guillermo Lledó

Deutsch-französisches Konzert im Palazzo Farnese

Jenseits der Grenzen

11. November

Mit einem sehr fesselnden und das 20. Jahrhundert repräsentierenden deutsch-französischem Programm wurde gestern Abend an den Beginn des 1. Weltkrieges erinnert und der Mauerfall vor 25 Jahren gefeiert.

Die ankommenden Konzertgäste sammelten sich im Innenhof des Palazzo Farnese und konnten dem Cellisten Fabio Cavaggion bei seiner Interpretation von Bachs Suite Nr. 3 für Violoncello – in Erinnerung an die Interpretation von Mstislav Rostropovich am 11. November 1989 vor der Berliner Mauer – zuhören. Diese Musik in Verbindung mit dem schwindenden Licht in der hereinbrechenden Dämmerung und dem milden Herbstabend brachte eine Art Zaubergartenstimmung hervor.

Das Hauptkonzert fand dann kurz darauf im ersten Stock dieses grandiosen Palazzos statt, interpretiert vom wirklich ausgezeichneten und noch sehr jungen Ensemble Exponentiel, welches der Komponist Geoffroy Drouin 2013 ins Leben rief.

Eines seiner Werke Cinq Méditations sur Le Bernin pour piano, flûte, violon e violoncelle, komponiert 2012 – da war er noch Stipendiat der Villa Medici in Rom – stand ebenfalls auf dem Programm. Dieses kurze Stück hat uns in 12 Minuten durch Rom gejagt, um einige der Werke des Barockbildhauers Gianlorenzo Bernini aufzuspüren. Es beginnt und endet mit Ekstase. Der erste Satz beschreibt also Die Verzückung der Heiligen Theresa von Avila, die Skulptur ist in der Kirche Santa Maria della Vittoria zu finden. Weiter geht die Reise in die Galleria Borghese, dort rastet Drouin zuerst beim David, der sich mit Groll und Mut dem Goliath stellt (man sagt, es sei ein Eigenportrait von Bernini – wütend, selbstsicher und entschlossen). Wir bleiben in der Galleria Borghese und begeben uns zwei Räume weiter zu Apollo und Daphne. Drouin lässt uns die Gier von Apollo, die Panik von Daphne und den Zauber der Verwandlung in den Lorbeerbaum miterleben. Jetzt erlaubt er sich einen kleinen Exkurs zum anderen Barockgenie, nämlich Borromini, und schickt uns zur Borromini-Perspektive in den Palazzo Spada (direkt gegenüber dem Palazzo Farnese, wo wir gerade sind). Hier geht es um optische und sonstige Täuschung und um Überraschung. Die letzte Station befindet sich in Trastevere, in der Kirche von San Francesco da Ripa. Hier darbt und leidet sie, Berninis „Verzückung der seligen Lodovica Albertoni“. Eine Apothesose von Klang und Farbe ganz barock und warm, in der neue und alte Klänge sich finden, sich abschätzen, sich gegenübertreten, sich ablehnen um sich dann doch aneinander zu reihen. Drouin lässt bei diesem kurzen Stück die Zuhörer an seinen Gedanken und an seiner Bewunderung für diese beiden Barockgrößen teilhaben – eine wunderbare Erfahrung, vor allem wenn man die Bernini-Werke kennt!

Die weiteren Werke auf dem Programm waren ein kurzes Flötenstück von Debussy (Syrinx pour flûte – 1913) impressionistisch vorgetragen von Giorgia Santoro; sechs kurze Pianostücke op. 1 (1911) von Arnold Schönberg; ein Experimentierstück Guero pour Piano (1970) von Helmut Lachenmann, dieses war so delikat, lautlos und zart, dass nur ab und zu ein Streichen über die Tasten oder ein hoher Ton bei uns in der 10. Reihe ankam (diesen akkustischen Verlust hatte uns der Pianist allerdings vorher schon angekündigt). Bedauernswert war es trotzdem. Von Hans-Werner Henze gab es zwei kurze, schöne Serenaden aus 1949 für Geige und Cello; die Sonate Nr. 3 für Klavier und Geige von Paul Hindemith (1935) und zum Schluss 27 Minuten Ravel mit dem Klaviertrio in A-Moll (1914). Francesco D’Orazio (Geige), Nicola Fiorini (Cello), Giampaolo Nuti (Klavier) haben hier völlig neue und spannende Schattierungen und Klangfarben oder Rhythmen hervorgeholt. Das Stück durchwandert alle Phasen, die den Ersten Weltkrieg befürchten, hoffnungsvoll weggewischen und dann wieder angekündigen (so hätte sie Gershwin gespielt!). Traditionelle Musik- und Interpretationsgrenzen will dieses junge Ensemble einreißen. Wir werden sicher noch viel von ihnen hören! Ausgezeichnete Performance!

Christa Blenk

Trabi goes Marcello 25 Jahre Mauerfall – der Trabi durchbricht das Teatro Marcello

 

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Hommage a Gabo

locaDie kolumbianische Botschaft organisierte gestern abend im Auditorim Parco della Musica – im Teatro Studio Gianni Borgna – einen Abend für den Nobelpreisträger und Hauptvertreter des magischen Realismus, Gabriel Garcia Márquez, der am 17. April 2014 verstarb.

Der Tenor Alejandro Escobar stellte ein leidenschaftliches und von Bewunderung sprechendes Programm zusammen und führte das Publikum durch die Lebens- und Wirkensstationen von Gabo, die er immer wieder musikalisch untermalte. Er hat damit einiges geleistet.

gerardo neuDer belcanto-Tenor, der zur Zeit am Teatro Torino ist, sang Zarzuela, Tango, Chanson: Es begann mit « Carmen de Bolivar », ging dann von « La Mucura » zu  « Arrivederci Roma » in Anlehnung an Gabos Aufenthalt in Rom als Korrespondent und auch an seine Verehrung des italienischen Kinos. Edith Piafs « La Vie en Rose » beschrieb seinen Aufenthalt in Paris und « Vuelvo al Sur » manifestierte seine Unterstützung für Allendes Chile. « La Tabernera del Puerto » sollte seine Zeit in Barcelona beschreiben, dort ist er plötzich durch den Verkauf seines Hauptwerkes « 100 Jahre Einsamkeit » ein reicher Mann geworden. Gabos Lieblingslied « La Diosa Coronada » hat er sogar zweimal – auf Wunsch des Publikums – vorgetragen. Und beendet hat er den Abend mit « Mexico lindo y querido » und nochmals erwähnt, dass Garcia Márquez Mexiko genauso lieb war wie seine Heimat Kolumbien – in Mexiko ist er auch verstorben.

gerardoneu2Begleitet wurde Alejandro Escobar durch den italienischen Pianisten Maestro Claudio Martelli.

Illustrationen: Gerardo Aparicio

Christa Blenk

 

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Romaeuropa Festival: Dada Masilo – Carmen

dadamasilo
 

Verführung und Tod – Nicht für Puristen geeignet

Seit sie 2012 beim Romaeuropa Festival an der Seite von William Kentridge in dem Stück „Refuse the hour“ triumphierte und im letzten Jahr das römische Publikum mit ihrer neuen „Schwanensee“-Produktion in den Tanzhimmel schickte, wurde der Auftritt von  Dada Masilo und ihrer Truppe beim diesjährigen Romaeuropa Festivals, das jedes Jahr von Ende September bis Ende November in Rom in verschiedenen Theatern stattfindet, mit Sehnsucht erwartet.

Die südafrikanische Tänzerin Dada Masilo hatte dieses Jahr „Carmen“ im Gepäck. Diese Bizet-Oper ist seit der Premiere in Wien 1875 ein Dauerbrenner und schon 1915 drehte Cecil B. DeMille den ersten Stummfilm über das Werk. Lubitsch, Feyder, Saura und Aranda kamen nach. Es gibt sogar eine Carmen on Ice Revue. 

Die Bühne ist leer. Carmen betritt in einem roten Kleid die Szene. Nur eine rote Akazie ziert ihren kahlgeschorenen Kopf. Still und leise – ohne Musik – fängt sie zu tanzen an, dann ruft sie „Fuck the shit“ und tritt ab. Kurz darauf stürmen alle Tänzer auf die Bühne – die Soldaten und die Tabakfrauen – und die Habanera wird zum Flamenco, der dann plötzlich in einem afrikanischen Ritualtanz ausartet. Das geht so schnell und ist so genial inszeniert, dass wir den Übergang erst wahrnehmen, als sich schon die nächste Phase ankündigt. Manchmal fliegen Wörter in Afrikaans oder Siswati durch die Luft. Micaela, im goldenen Kleid, und Carmen, erotisch und verletzlich, selbstsicher und mutig, kreischen sich an und wirbeln durch die Gegend oder werden von den Männern hin und her geworfen, fast wie Spielbälle. Don José verschmäht Carmen und hängt sich an Micaela. Plötzlich fliegt Escamillo mit -oder auf – einem Torero-Umhang auf die Bühne (herrliche, blitzschnelle Szene) und sein Interesse an Carmen treibt Don José unweigerlich und endgültig zu ihr, die ihn nun nicht mehr will. Dada Masilo greift jetzt in die Handlung ein. Don José muss die unwillige, abweisende Carmen brutal vergewaltigen und die gesamte Tänzerschaft, jetzt im schwarz-weißen Bürodress, baut sich theatralisch-anklagend im Halbkreis um ihn auf bis Escamillo erscheint und Carmen im Zweikampf mit José rächt. Don José bleibt tot am Boden liegen, während sich Carmen langsam wieder aufrichtet. Hierzu ertönt ein Auszug aus den Lamentate von Arvo Pärt.

Charisma und Perfektion von Dada Masilo und ihrer Truppe lassen sie unbedingt gleichberechtigt neben allen Weltklasse-Tänzern stehen!

Mit sechszehn Jahren hat Masilo den Film von Mats Eks gesehen und seitdem spukt das Carmen-Bild in ihrem Kopf herum. Carmen ist dermaßen böse und ist all das wovor die Mutter immer gewarnt hat, sagt sie. Carmen ist so, wie man nicht sein sollte. Diese „crossover-Produktion“ ist alles andere als oberflächlich. Hier geht es um Eros und Thanatos, um Manipulation, Schmerz, Ambition und Rache – kurz um griechisches und Welttheater.

Im Frühjahr 2014 wurde diese flammende Fusion zwischen klassischem Ballett, afrikanischem Tanz und Flamenco-Habanero-Rhythmen auf der Tanzbiennale in Lyon uraufgeführt.

Zwölf Tänzer und Tänzerinnen ließen 70 elektrisierende Minuten gerade mal wie 20 erscheinen! Funken sprühen durch das Theater und – sogar die Römer – hielten die Luft an.

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  »Muerte española » (spanischer Tod) Gerardo Aparicio

Ironisch-witzig, aufmüpfig-trotzig, profund und frei geht Masilo mit den Klischeevorstellungen dieser Oper um. Ein bisschen Bizet, dann wieder Auszüge aus den Lamentate von Arvo Pärt und Fragmente aus der Carmen Suite von Rodion Schchedrin: „I searched for Bizet and found Shchedrin“ (Dada Masilo).

Im township Soweto/Johannesburg ist Masilo geboren und hat klassisches Ballett studiert. Die afrikanischen Schritte und Rhythmen reihten sich langsam aber sicher und humorvoll in ihre Produktionen ein und geben den klassischen Tutu-Sätzen etwas archaisch primordiales. Das hat man schon bei der provozierenden Produktion von Schwanensee im letzten Jahr erfahren. Ihre Lieblingsheldinnen sind Ophelia, Julia, Odette und Carmen und immer verstecken sich politische Botschaften zu Homosexualität, Rassismus, Gewalt und Homophobie in ihrem Land (aber nicht nur) dahinter.

Genial! So hat man Carmen noch nie gesehen. Uns bleibt nur abzuwarten, mit welcher Heldin sie im nächsten Jahr antanzen wird.

Christa Blenk

 

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Berliner Philharmoniker : La resurrezione

Digital Concert Hall – The Berliner Philharmoniker live on the Internet

Das Goethe Institut Rom hat heute eine Direktübertragung aus der Berliner Philharmonie der Resurrezione von Händel im Auditorium in der Via Savoia gezeigt. Die Französin Emmanuelle Haïm am Pult hat gemeinsam mit den Sängern Camilla Tilling (Engel); Christiane Karg (Magdalena); Sonia Prina (Maria Kleophas); Topi Lehtipu (Johannes); Christopher Purves (Luzifer) eine zauberhafte Aufführung realisiert.

In der Pause hat Emmanuelle Haïm über Händel und die Entstehung der « Auferstehung » und der ersten Aufführung im Palazzo Ruspoli1708  in Rom erzählt. Oratorien waren Anfang des 18. Jahrhunderts an der Tagesordnung, da der Papst ein Verbot erlassen hatte, keine Opern mehr aufzuführen: Einmal als Dankeschön, dass die Pest 1700 so glimpflich an Rom vorbeiging und zum anderen um ein Versprechen anlässlich des Heiligen Jahres einzuhalten.

Flöte 006Man hat natürlich nicht das Konzerthaus-Gefühl, dafür aber wunderbare Aufnahmen des Orchesters und Nahaufnahmen der Sänger. Topi Lehtipu z.B. fühlt die Noten mit den Händen. Fast zärtlich streift er über die Partitur, so als ob er die Noten über die Finger aufnehmen wollte. Sonia Prina umwerfend temperamentvoll, so auch Camilla Tilling. Christopher Purves fantastischer Bariton hat überzeugend seine Rolle als unglaubwürdiger Luzifer gespielt und mit dem Engel teilweise geflirtet.  Christiane Karg eine sehr zurückhaltende Magdalena. Alle miteinander waren sie genial.

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Christa Blenk

 

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Festival di Musica e Arte Sacra a Roma

P1190202 Konzert am Sonntag, 26.10. – Sanct’Ignazio di Loyola

Freitag, 24.10.2014 in Santa Maria Maggiore

Bruckner – Messe Nr.3 in F Moll (WAB 28)  und Te Deum (WAB 45)

PalatinaKlassik-Vokalensemble, Philharmonischer Chor an der Saar

Solisten: Susanne Bernhard, Oscar de la Torre, Susanne Schaeffer

Leitung : Leo Kraemer

Korrekte Aufführung in dieser Wahnsinnskirche, aber etwas flach (mag an der Akkustik gelegen haben). Keine Nachhaltigkeit, keine Höhen oder Tiefen, keine Fehler, keine falschen Noten und trotzdem un-perfekt. Sehr unruhiges Publikum und nach 50 Minuten begann ein Kommen und Gehen und Stühlerücken – jedenfalls auf den Plätzen für das gemeine Volk.

 

Am 25. Oktober ging es dann weiter in der Kirche San Giovanni in Laterano. gleicher Chor, gleiches Orchester, gleiche Sopranistin, gleiche Empfindung ….

 

Sonntag, 26. Oktober in der Basilica di Sant’Ignazio di Loyola ein Konzert mit zeitgenössischer Kirchenmusik, u.a.

Misa Azteca von Joseph Julian Gonzalez. Komponiert 1997 als Teil eines Begegnungsprogrammes mit dem Komponisten. Uraufgeführt wurde sie im Tijuana Cultural Center durch das Orchester von Baja California/Mexiko. Musikalisch kombiniert die Messe spanische und lateinische Texte der römisch-katholischen Liturgie unter Einbeziehung von mexikanischen Cantares.  Bachs H Moll Messe hat ihn dazu inspiriert, ebenso Strawinsky und Orff. Sozusagen ein Neo-Barock-Epos.

und das Requiem von Mark Hayes.

Sehr gute Aufführung trotz miserabler Akustik in der Kirche. S. ausführlicher Bericht …

 

Christa Blenk

 

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Romaeuropa Festival: Motus – King Arthur

kingarthur2 Largo Argentina – Area Sacra

Sorry, times are changed

Die acht Musiker sitzen zwischen artifiziellen und nur spärlich wahrnehmbaren Bäumen auf der Bühne. Es ist sehr dunkel. Im Hintergrund sieht man eine Tür, die leicht ausgeleuchtet ist. Darüber befindet sich eine große Leinwand auf welche die Geschichte, die hinter der Tür passiert, projiziiert wird. Die Zuschauer, die einen Platz vorne in der Mitte haben (wir hatten Glück und gehörten dazu) konnten sozusgen die Handlung „stereo“ verfolgen: einmal in der kleinen Realität und einmal wie im Kino.

Land_Holz_Land Fotoarbeit: Christa Linossi

Dunkle Wälder, Häuserruinen, Kriegsgebiete, Beton, Graffiti. Der Brite König Arthur und der Sachsenkönig Oswald stolpern über Schutt und Abfall. Es geht um Hegemonie auf der einen Seite und um die Gunst von Emmeline auf der anderen.

Emmeline ist die Hauptperson in dieser eigenwilligen Interpretation von Purcells King Arthur. Sie hat die wichtigste Sprechrolle und ist psychologisch am ausführlichsten ausgearbeitet. Ohne auf die Ordnung oder Reihenfolge der Handlung zu achten, hat man die schönsten Arien und Musikstücke aus dem langen Werk von Purcell herausgepickt und das Ganze auf 70 Minuten reduziert. So kommt die geniale Frost-Arie aus dem dritten Akt nach der Passagaclia des vierten Aktes. Das fällt aber gar nicht weiter auf, weil der Zuschauer sowieso überfordert damit ist, zu begreifen was los ist und warum etwas passiert.

Inspiriert durch Becketts „savage eye“ herrscht vor uns eine Fast-Nachtstimmung und ein tristes Caravaggio chiaro-scuro, welches sogar die Musiker und die Instrumente verschluckt. So nach dem Motto „man sieht eh nur mit dem Herzen“. Wie eine geheimnisvolle Wunderkammer kommt es den Barockaufführungen wohl ziemlich nahe. Aber bitte ein paar Kerzen wenigstens. Bisweilen entsteht der Eindruck vor einem verschmutzten Stillleben von Luis Meléndez zu stehen. Hell wird es nur einmal, als nämlich die permanent-Filmerin auf der Bühne anfängt, das Publikum zu filmen. Für einen Moment können uns dann selber auf der Leinwand sehen. Die Idee an sich ist nicht schlecht, die Realisierung lässt ein klein wenig zu wünschen übrig. Irgend etwas an dieser low cost Produktion ist nicht stimmig. Vielleicht ist es die moderne Sprache und der Tonfall der Schauspieler wenn sie Italienische reden – gesungen wird zum Glück auf Englisch!

Street Art around the world Außer den Sprechrollen Emmeline (Silvia Calderoni) und King Arthur (Glen Çaçi) sind zwei Sopranistinnen, Laura Catrani, Yuliya Poleshchuk und einen Contertenor, Carlo Vistoli mit dabei. Sie Sänger sind gut. Die Frost-Szene deshalb ein wenig enttäuschend, weil wir zu oft Klaus Nomi gehört haben. Das Soprano-Duett aus dem 4. Akt ist ein Highlight in der Aufführung. Die Singstimmen, so wollte es auch Purcell, sind übernatürliche Geister und mythologische Figuren, die gar kein Recht auf Wörter haben.

Luca Giardini dirigiert das Ensemble Sezione Aurea sehr zurückhaltend. Manchmal kommen die Töne schleppend und unbarock aus der dunklen Bühnegrube, das passt aber gut zu dem Durcheinandern aus den vier Akten. Eigentlich hat es uns dann doch gefallen, obwohl wir halt den King Arthur gern gehabt hätten wie Purcell ihn komponierte. Aber das sind ja eh nur Konventionen! 

Die Theatergruppe Motus kommt aus Rimini und besteht seit 1991. Enrico Casagrande und Daniela Nicolò, die auch für die Inszenierung und die Videoeinlagen verantwortlich zeichen, haben sie gegründet. Mit der Semi-Oper King Arthur haben sie sich zum ersten Mal mit einer Theater-Komposition befasst.

Henry Purcell (1659-1695) hat diese Semi-Oper nach einem Schauspiel von John Dryden komponiert. Die wichtigsten Rollen sind Sprechrollen und die Musik wird sozusagen nur eingesetzt, um die Dramatik hervorzuheben, d.h. Die Singpartien gehören nicht die Hauptprotagonisten. Im 17. Jahrhundert war das ganz typisch in England. Purcell hat aber für dieses Libretto eine der schönsten Arien „Cold Genius“ im Barock überhaupt komponiert: Die „Frost-Szene“ , bei der Cupid oder die Macht der Liebe es schafft, ein kaltes Herz aufzutauen.

Zur Handlung, die aber bei der römischen Aufführung im Teatro Argentina gar nicht wichtig und vor allem nicht nachvollziehbar war:

Der christliche britische König Arthur, unterstützt durch den Zauberer Merlin, kann sich gegen den Sachsenkönig Oswald, der vom Magier Osmond, dem Geist Brimbald und dem Luftgeist Philidel unterstützt wird, durchsetzten und einen Teil seines Reiches zurückerobern. Oswald liebt Emmeline und es entbrennt eine heftige Schlacht, die die Sachsen verlieren und fliehen.
Merlin gewinnt Philidel als Verbündeten der Briten, Grimbald, verkleidet als Hirte, will die Briten hingegen in die Irre führen. Philidel rettet Arthur und sein Heer aus dem Moor.
Grimbald, als Frau verkleidet, entführt mit Osmond und Oswald Emmeline. Arthur beklagt den Verlust der Geliebten, Oswald bedrängt sie aber trotz Zaubertrunk keine Wirkung.Philidel hingegen befreit sie von der Blindheit, Arthur und Emmeline können sich plötzlich sehen.
Grimbald versucht weiterhin Arthur zu verlocken und führt ihn in einen Zauberwald. Er zerstört den Wald und nimmt Osmond gefangen.
Arthur besiegt im Zweikampf Osmond, schenkt ihm aber sein Leben. Merlin verkündet den Frieden und Emmeline eilt zu Arthur. Loblieg auf Britannien und auf den Schutzpatron der Insel, den Drachenbefreier St. Georg.
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Christa Blenk

 

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Romaeuropa Festival 2014 : Cabaret Songs – Benjamin Britten

San Lorenzo

Cabaret Songs – Benjamin Britten

Wysten H. Auden und Benjamin Britten haben sich 1935 während der Dreharbeiten einer Dokumentarfilmreihe kennen gelernt; dies war der Beginn einer wunderbaren und fruchtbaren Zusammenarbeit und Freundschaft. Werke wie der Orchesterliederzyklus „Our Hunting Fathers“ oder „On this Island“ entstanden in dieser Zeit. Ihre persönliche Beziehung glich mehr einer Achterbahnfahrt. Der schüchterne und junge Britten bewunderte den Intellektuellen und freien Auden, fühlte sich aber auch verunsichert oder überfordert dadurch. 1937 ereigneten sich zwei fundamentale Begebenheiten in seinem Leben: Brittens Mutter, an der er sehr hing, verstarb und er lernte den Sänger Peter Pears kennen. Es wird manchmal behauptet, dass Letzterer eine Art Mutterstelle bei ihm einnahm – jedenfalls soll er eine ähnliche Stimme gehabt haben. Wie auch immer: die beiden blieben bis zu Britten Tod 1976 zusammen. Auden starb 3 Jahre vorher.

Im Rahmen des Romaeuropa-Festivals wurden gestern Abend im Teatro Eliseo – zum ersten Mal in Rom – Brittens Cabaret Songs, die er zwischen 1937-1939 komponierte, aufgeführt. (Veröffentlicht wurden diese Kompositionen übrigens zum ersten mal 1980.) Britten zeigt sich hier unbeschwert und fliegend-amüsant, geht aber auch auf die persönliche Beziehung mit Auden ein, die gerade dabei war zu Ende zu gehen, z.B. mit Give up love:

Für das Aldeburgh Festival und aus Anlass von Brittens 100. Geburtstag 2013 hat der irische zeitgenössische Komponist Conor Mitchell das Repertoire um acht Songs erweitert und die zum Teil verloren gegangene Musik von Britten ergänzt. Die Texte stammen auch wieder von Wyston Auden oder vertonen die Lyrik von Mark Ravenhill.

Die charismatische Pop-Ikone, Bandleader und Gitarrist der britischen Pop-Gruppe „The Irrepressibles“ Jamie McDermott ist gestern über die Bühne gewirbelt. McDermott hat jetzt nicht unbedingt eine Jazzstimme und dies war auch sein erster Auftritt als Jazzsänger, erzählt er uns kurz. Aber mit seinem Charme, seiner alles könnenden Stimme, sehr textverständlich und mit viel britischem Witz hat er uns dann doch in seinem Bann gezogen.

Den ersten Teil widmet er Auden-Britten bzw. Mitchell-Ravenhill und tänzelt im „Falling out of love“ und „Tell me the truth about love“ trällernd im weißen Dandy-Anzug und mit schwarz-weißen Lackschuhen durch das Publikum auf die Bühne. Homosexualität, sagt er, ist ein Problem, wenn der Angebetete es nicht ist. Bei „mad about a boy“ geht das Pathos ein wenig mit ihm durch, er fängt sich aber gleich wieder. Zwischendurch erzählt er die Geschichte der Homosexualität in Europa und während der Nazi-Zeit, als die Freiheit der gay community der roaring twenties in Berlin dramatisch verloren ging. Dann überlässt er die Bühne dem Pianisten Stephen Higgens, der die Zeit nutzte und „Lets fall in love“ (kurzerhand in einer italienischen Version was zu Begeisterungsausbrüchen des römischen Publikums führte) präsentiert, bis dann McDermott als pseudo- Frank Sinatra wieder auf die Bühne rennt und mit Cole Porter Songs oder Evergreens von Richard Rodgers, Kurt Weil oder Bart Howard in allen Tonlagen wie „I’ve got you under my skin“, „Muy funny Valentine“, „Moon of Alabama“ und „Fly me to the moon“ weiterjazzt. McDermotts Auftritt führt uns vor, wie sich Auden und Britten bei der Ausarbeitung dieser Cabaret Songs amüsiert haben müssen.

Rome is beautiful, sagt er, but so hot! er bittet, doch die Klimaanlage anzuschalten, schnappt sich eine Falsche Wasser, die er ohne abzusetzen austrinkt und legt eine Superperformance von „It’s too damn (darn) hot“ hin, die glatt an Ella erinnert. So wie er herumturnt verstehen wir, warum er über die Hitze stöhnt!

Den „Funeral Blues“ vermasselt er allerdings – vielleicht bewusst!

Nach fast 80 Minuten ohne Pause schenkt er uns zwei Zugaben, darunter nochmals „Johnny“. Nun lässt ihn allerdings seine „souffleuse“ im Stich und er sucht seinen Text, fängt das aber genial und professionell auf, in dem er mit dem angefangenen „My“ einfach mit „My funny Valentine“ weitermacht und sich selber als „gatecrasher“ bezeichnet.

Benjamin Britten hat diese witzig-ironischen und dann wieder verzweifelten Cabaret Songs, die in seinem wichtigen Gesamtwerk oft unter gehen, für die Sängerin Hedli Anderson zu Texten von Auden geschrieben, der hierin seine Erlebnisse aus dem Berliner Kabarett-Nachtleben mit Chester Callmann Ende der 20er /Anfang der 30er Jahre aufarbeitete. Sie sind so gar nicht britisch und weder sperrig noch erhaben, was man sonst seiner Musik oft (fälschlicherweise) nachsagt.

Orpheus Britannicus wird Britten genannt und nimmt seinen Platz gleich in Purcell ein. Brittens Opern wie Peter Grimes und seine Musik ab den 40er Jahren – nach seiner Rückkehr aus den Staaten, wo der Pazifist Britten von 1939-1942 gelebt hat – haben das Vereinigte Königreich wieder in die erste Liga der klassischen Musik geholt. Obwohl Britten von der Avantgarde nicht ernst genommen und vom Publikum zum Teil nicht verstanden wurde.

Wir haben uns zwar den Britten-Liederabend etwas anders vorgestellt, aber uns prächtig amüsiert.

jamieMcdermottinRom

Christa Blenk

 

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